Uno studio guidato dall’Università della Florida e pubblicato su Geophysical Research Letters ha rivelato una nuova prospettiva sulla perdita di ghiaccio in Antartide. Se da un lato eventi spettacolari, come il distacco di iceberg grandi quanto intere regioni, catturano l’attenzione del pubblico, dall’altro sono le fratture più piccole, ma costanti, a rappresentare la vera minaccia per le piattaforme di ghiaccio.
Il team di ricerca, guidato dalle professoresse Emma MacKie e Katy Serafin, ha analizzato 47 anni di dati satellitari, dal 1976 al 2023. Nonostante la difficoltà nel raccogliere un campione statistico significativo, gli studiosi hanno applicato la teoria dei valori estremi, un metodo utilizzato per studiare fenomeni rari come terremoti o eruzioni vulcaniche. I risultati indicano che un distacco di 6.100 km quadrati avviene in media ogni 10 anni, mentre iceberg giganti di 45mila km quadrati si formano circa una volta ogni secolo.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è stata rilevata un’accelerazione nella frequenza o nella dimensione di questi eventi estremi. Ciò suggerisce che i megadistacchi non siano direttamente legati al cambiamento climatico. Tuttavia, la perdita totale delle piattaforme di ghiaccio è in aumento, a causa di un fenomeno più insidioso: una serie continua di piccoli distacchi.
“La minaccia principale per le nostre piattaforme di ghiaccio è il supplizio dei ‘mille tagli’, piuttosto che eventi estremi catastrofici“, spiega la professoressa MacKie. Questo processo, strettamente correlato al riscaldamento globale, indebolisce progressivamente le strutture glaciali, accelerando la loro dissoluzione e contribuendo all’innalzamento del livello del mare.
