Le correnti a getto, fasce di venti estremamente forti che si muovono nell’alta atmosfera, giocano un ruolo cruciale nel determinare i modelli meteorologici su scala globale e in particolare in Europa. Studi recenti hanno permesso di ricostruire la loro influenza nel corso degli ultimi 700 anni, mostrando come le variazioni del loro percorso siano strettamente legate agli eventi meteorologici estremi che hanno segnato il continente. Questo legame è diventato ancora più evidente a partire dagli anni Sessanta del Novecento, con un’intensificazione delle fluttuazioni che ha contribuito ad aumentare la frequenza e la gravità di fenomeni climatici estremi.
La ricostruzione storica delle correnti a getto è stata possibile grazie all’analisi degli anelli di crescita degli alberi in diverse regioni europee, come le Isole Britanniche, le Alpi e i Balcani. Questo lavoro ha dimostrato che per secoli le correnti a getto hanno creato condizioni meteorologiche contrastanti tra il nord-ovest e il sud-est dell’Europa. Quando il getto si sposta verso nord, si verificano estati fredde e umide nel nord-ovest e calde e secche nel sud-est, con conseguenze devastanti sulla produzione agricola, sugli incendi boschivi e sulla diffusione di epidemie. Questi eventi, oltre a rappresentare una sfida per le società passate, offrono oggi un modello prezioso per comprendere l’impatto di tali dinamiche sul nostro clima in rapido cambiamento.

Negli ultimi decenni, le correnti a getto hanno assunto un ruolo ancora più centrale nella spiegazione delle ondate di calore che colpiscono l’Europa occidentale. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha rilevato che l’Europa occidentale sta sperimentando un aumento delle ondate di calore tre o quattro volte più rapido rispetto ad altre regioni delle medie latitudini. Questo fenomeno è stato collegato a una configurazione specifica delle correnti a getto, nota come stato di “doppio getto“, in cui due flussi paralleli si sviluppano rispettivamente nelle regioni settentrionali e meridionali dell’Eurasia. Questi stati di doppio getto non solo spiegano un terzo della variabilità delle temperature estive, ma sono anche responsabili di gran parte dell’accelerazione delle ondate di calore in Europa.
Guardando al futuro, i modelli climatici prevedono cambiamenti significativi nel comportamento delle correnti a getto, in particolare se le emissioni di gas serra rimarranno elevate. Il jet stream del Nord Atlantico potrebbe spostarsi ulteriormente verso nord entro il 2060, uscendo dal range di variabilità naturale osservato in epoca preindustriale. Questo spostamento comporterebbe un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, con estati sempre più calde in Europa occidentale, siccità prolungate nel sud e condizioni più umide nelle regioni già piovose. In scenari di emissioni elevate, si prevedono aumenti delle temperature estreme fino a 7 gradi rispetto alla media attuale.
Oltre alle implicazioni sul clima terrestre, i cambiamenti nelle correnti a getto potrebbero avere effetti tangibili anche su settori specifici come l’aviazione, con un aumento della turbolenza aerea dovuto alla riorganizzazione dei flussi atmosferici. La comprensione di questi fenomeni diventa quindi essenziale non solo per prevedere l’evoluzione del clima europeo, ma anche per sviluppare strategie di adattamento che possano mitigare gli impatti sulle società e sull’ambiente.
Nonostante i progressi scientifici, permangono incertezze significative, poiché il comportamento del jet stream è influenzato da una vasta gamma di fattori, compresi quelli stagionali e regionali. Tuttavia, le proiezioni indicano chiaramente che, in assenza di interventi significativi per ridurre le emissioni di gas serra, le correnti a getto continueranno a modellare un clima europeo sempre più estremo, rendendo indispensabile una continua ricerca per migliorare le capacità di previsione e adattamento.