La missione Juno della NASA ha recentemente individuato un evento vulcanico di proporzioni straordinarie su Io, luna di Giove nota per la sua intensa attività geologica. L’osservazione, effettuata grazie allo strumento JIRAM (Jovian Infrared Auroral Mapper), ha rivelato un hotspot vulcanico capace di sprigionare un’energia 6 volte superiore alla produzione totale di tutte le centrali elettriche mondiali.
L’eruzione vulcanica più potente mai registrata nel Sistema Solare
Gli scienziati della missione Juno hanno registrato il fenomeno durante un sorvolo ravvicinato di Io il 27 dicembre 2024. Il principal investigator della missione, Scott Bolton, ha dichiarato che i dati raccolti hanno superato ogni aspettativa, rivelando la più potente eruzione vulcanica mai osservata nel Sistema Solare.
Il ruolo di Giove
Io, grande quanto la Luna terrestre, è soggetta a forze mareali estreme a causa della sua orbita ellittica attorno a Giove, che la porta a completare un giro attorno al pianeta gigante in sole 42,5 ore. Queste variazioni gravitazionali generano un intenso riscaldamento interno dovuto all’attrito, causando la fusione del materiale roccioso e dando origine a spettacolari eruzioni vulcaniche. La superficie di Io ospita circa 400 vulcani attivi, rendendola il corpo più vulcanicamente attivo del Sistema Solare.
L’osservazione di Juno
JIRAM, progettato per analizzare la struttura atmosferica di Giove mediante la cattura della luce infrarossa, è stato riprogrammato per studiare anche le sue lune principali: Io, Europa, Ganimede e Callisto. Durante la missione estesa, Juno ha effettuato sorvoli ravvicinati su Io, tra cui quelli del dicembre 2023 e febbraio 2024, giungendo fino a 1.500 km dalla superficie. Nell’ultimo passaggio, a circa 74.400 km di distanza, lo strumento ha rilevato un hotspot di straordinaria intensità, tanto potente da saturare i sensori.

Il magma
Secondo Alessandro Mura, co-investigator di Juno presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma, la potente radiazione infrarossa osservata suggerisce l’esistenza di una vasta camera magmatica sotterranea. La regione interessata dall’eruzione copre un’area di circa 100.000 km², nettamente superiore al precedente record detenuto da Loki Patera, un lago di lava di 20.000 km². L’energia termica sprigionata dal nuovo hotspot supera gli 80 trilioni di watt.
Impatto e prospettive future
Le immagini della JunoCam, confrontate con quelle raccolte nei sorvoli precedenti, mostrano evidenti variazioni cromatiche sulla superficie di Io, un chiaro segnale di attività vulcanica. Le grandi eruzioni su Io possono lasciare tracce durature, tra cui depositi piroclastici, colate laviche e accumuli di zolfo e anidride solforosa.
Juno continuerà a monitorare Io nei prossimi mesi, con un nuovo passaggio previsto per il 3 marzo 2025. Inoltre, osservazioni da telescopi terrestri potrebbero contribuire ad approfondire lo studio di questo straordinario fenomeno.
Scott Bolton ha sottolineato l’importanza di questa scoperta, che non solo stabilisce un nuovo record, ma offre anche preziose informazioni sui meccanismi vulcanici di altri mondi del Sistema Solare. Con il proseguire della missione Juno, gli scienziati sperano di ottenere ulteriori dettagli su Io e sulla sua impressionante attività vulcanica.