Gas in Europa: scorte in calo rapido, Italia e Germania limitano i danni

Il punto sul gas in Europa: perché in Italia e in Germania la situazione è un po' meno grave

“Lo stop alle forniture russe via Ucraina non ha lasciato l’Europa a corto di gas la Transnistria – regione separatista della Moldova, sprofondata in una drammatica crisi energetica – finora nessuno si è trovato in difficoltà nel sostituire i volumi che riceveva da Gazprom. Ma il mercato, che aveva già cominciato a riorganizzarsi ben prima del mancato rinnovo degli accordi di transito con Kiev, non ha ancora trovata una nuova forma di equilibrio, capace di tutelarci anche sul fronte dei prezzi. Le importazioni europee di gas liquefatto hanno ripreso a salire, con un balzo di oltre il 20% già tra novembre e dicembre. Ma in questi giorni è soprattutto grazie ai prelievi dagli stoccaggi che il fabbisogno continua ad essere soddisfatti: durano che i Paesi dell’Unione europea hanno in gran parte accumulato sfruttando la convenienza dei residui contratti con Gazprom e che ora – complice anche il freddo intenso – stanno consumando a ritmi molto più rapidi che in passato, col rischio di doverli ricostituire tra qualche mese a condizioni molto onerose.

Il livello degli stoccaggi di gas nella Ue è sceso sotto la soglia del 70% secondo gli ultimi dati di Gas Infrastructure Europe (Gie), riferiti al 5 gennaio: per la precisione siamo in media al 69,7%, per un totale di 800,3 Terawattora, pari a circa 82 miliardi di metri cubi. Rispetto al picco è già stato bruciato un quarto delle scorte: un’intensità di prelievi che non si osservava da otto anni”, si legge su Il Sole 24 Ore.

La situazione in Italia e Germania

“Italia e Germaniai maggiori consumatori di gas nella Ue, che dispongono anche dei depositi più capienti – stanno un po’ meglio: le scorte calano più in fretta che in passato, come avviene altrove, ma i depositi italiani sono ancora pieni al 76,7% (153,4 TWh) e quelli tedeschi al 77,2% (194 ,1 TWh). Questo tuttavia conforta fino a un certo punto, visto che l’Europa può fare a meno del gas russo solo sfruttando al massimo le interconnessioni in modo da ridistribuire le forniture anche ai Paesi con minori possibilità di approvvigionamento, in particolare quelli senza sbocchi sul mare e dunque privati di rigassificatori.

Italia e Germania hanno già cominciato ad esportare di più, in particolare verso l’Austria e la Slovacchia, private di grandi volumi di gas russo dalla rotta ucraina. Nel giorno dell’Epifania i prezzi del gas avevano in parte ritracciato, ma ieri sono tornati a salire: la seduta, piuttosto volatile, si è conclusa in rialzo dell’1,3% a 47,9 euro per Megawattora per il gas in consegna a febbraio nell’hub olandese.

Mentre sfumava l’ipotesi di una prosecuzione dei flussi, le importazioni di gas liquefatto, come si accennava, hanno già ripreso a salire raggiungendo 10,9 milioni di tonnellate a dicembre, +23% da novembre e il massimo da gennaio 2024, secondo Kpler. Per circa la metà si è trattato di mobili Usa. Ma la beffa è che anche la Russia ci rifornisce in modo crescente di Gnl: a dicembre, calcola Bruegel, ci ha inviato in questa forma 2,16 miliardi di metri cubi, un record dal 2019″, continua il giornale.