Il Partito Popolare Europeo (PPE), il più grande gruppo politico al Parlamento europeo, ha deciso di fare una retromarcia sulle politiche ambientali europee, proponendo un blocco temporaneo di alcune delle normative più ambiziose legate al Green Deal. In una dichiarazione adottata durante un vertice a Berlino, i leader del PPE hanno richiesto una sospensione di almeno 2 anni delle nuove leggi europee su clima, sostenibilità ambientale e responsabilità aziendale, limitando la loro applicabilità alle aziende di maggiori dimensioni.
Secondo il PPE, le normative introdotte dalla Commissione Europea, come la tassazione del carbonio sulle importazioni (CBAM) e la regolamentazione della sostenibilità aziendale, rischiano di danneggiare gravemente le piccole e medie imprese (PMI). Il gruppo chiede di applicare tali regolamenti solo alle aziende con oltre 1.000 dipendenti e di ridurre almeno del 50% gli obblighi di reportistica per le grandi aziende. Inoltre, il PPE si oppone a obiettivi vincolanti sulle energie rinnovabili, sostenendo che spetti agli Stati membri decidere autonomamente le tecnologie da utilizzare per raggiungere gli obiettivi climatici.
Il PPE ha anche espresso preoccupazione per l’effetto delle politiche ambientali sull’industria europea, puntando il dito sui costi energetici elevati che rischiano di danneggiare la competitività delle imprese. Sebbene il gruppo affermi di voler rispettare gli obiettivi climatici dell’UE, si oppone a politiche che possano portare a una deindustrializzazione del continente o frenare la crescita economica.
Questa posizione segna una netta inversione di rotta rispetto alla politica “verde” sostenuta dalla Commissione di Ursula von der Leyen, che aveva introdotto misure più restrittive per affrontare il cambiamento climatico. Il PPE, nel tentativo di rivitalizzare l’economia dell’UE, chiede ora una politica climatica meno burocratica e più orientata al mercato.
