La Russia si dice aperta al dialogo per risolvere la crisi in Ucraina, ma pone l’accento su una serie di ostacoli che rendono impraticabile un accordo nel contesto attuale. Il presidente russo Vladimir Putin, durante un intervento, ha ribadito la disponibilità del Cremlino a negoziare, evidenziando però la necessità di superare alcune barriere politiche imposte da Kiev e dai suoi alleati occidentali.
Il divieto di negoziati imposto da Kiev: Putin ha sottolineato che la decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di vietare ogni dialogo con la Federazione Russa rende “illegittimi” eventuali negoziati. Secondo il Cremlino, questa scelta rappresenta un ostacolo insormontabile senza una revisione delle politiche da parte di Kiev.
Il ruolo degli alleati occidentali: Putin ha chiamato in causa gli “sponsor del regime di Kiev”, invitandoli a fare pressione su Zelensky affinché revochi il divieto di negoziazioni. Ha accusato l’Ucraina di essere più interessata a ricevere supporto finanziario dall’Occidente – che ammonta a centinaia di miliardi di dollari – che a lavorare per una risoluzione del conflitto.
Rapporti pragmatici con gli Stati Uniti: il presidente russo ha dichiarato di aver sempre mantenuto un rapporto di fiducia e pragmatismo con Donald Trump durante la sua presidenza. Ha ribadito che il Cremlino non ha mai rifiutato contatti diretti con la Casa Bianca, sottolineando l’importanza di un dialogo aperto tra le due potenze.
Critiche al risultato elettorale del 2020 negli USA: Putin ha espresso l’opinione che la sconfitta di Trump nelle elezioni presidenziali del 2020 sia stata frutto di un “furto”. A suo avviso, se Trump avesse mantenuto la presidenza, la crisi in Ucraina non sarebbe mai esplosa.
