Il 18 gennaio 2017, una valanga devastante colpì il Rigopiano Resort, un hotel situato in Abruzzo, causando la perdita di molte vite. Questo tragico evento, osservato direttamente solo da due testimoni che si trovavano all’esterno dell’edificio, ha sollevato numerosi interrogativi sulla dinamica e le tempistiche della slavina. Uno studio multidisciplinare condotto da diversi istituti di ricerca, tra cui l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Politecnico di Torino, il WSL Institute for Snow and Avalanche Research SLF di Davos e l’Università di Monaco, ha recentemente offerto una ricostruzione dettagliata dell’accaduto, pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
Secondo lo studio, la valanga si è distaccata dal Monte Sella alle 15:41:59 (orario UTC), per poi percorrere 2400 metri e raggiungere l’hotel con una velocità di circa 100 km/h alle 15:43:20. Questo fenomeno si è sviluppato in meno di un minuto e mezzo. Per determinare con precisione tali tempistiche, i ricercatori hanno incrociato le informazioni fornite dalla cronaca giornalistica con dati sismici, analisi numeriche e modellazioni ingegneristiche.
Il lavoro ha preso avvio dall’analisi delle chiamate di emergenza effettuate dal resort. L’ultima telefonata risale alle 15:30, mentre alle 15:54 una persona intrappolata nella struttura ha tentato di inviare un messaggio WhatsApp. All’interno di questa finestra temporale di 24 minuti, è stato identificato un segnale sismico anomalo registrato dalla stazione GIGS, situata sotto il Gran Sasso. Approfondendo l’analisi di questo segnale, i ricercatori hanno individuato tre distinte fasi sismiche, suggerendo che la valanga si sia propagata verso valle in tre fasi successive.

Queste osservazioni hanno aperto nuove domande sul trasferimento di energia sismica da un fenomeno superficiale come una valanga al sottosuolo. La risposta è stata trovata grazie a simulazioni numeriche che hanno ricostruito il tragitto della slavina. Durante il suo percorso, la valanga ha attraversato tre punti critici lungo un canyon: l’ingresso e due deflessioni successive, dove l’energia raggiungeva il suo massimo a causa dell’accelerazione e dell’aumento di massa derivanti dall’interazione con alberi, rocce e neve. Questo ha permesso di sincronizzare le osservazioni sismiche con le modellazioni, stimando così con precisione i tempi dell’evento.
Oltre a studiare il segnale sismico, i ricercatori del Politecnico di Torino hanno esaminato l’impatto della valanga sull’hotel, analizzando la dislocazione e il collasso della struttura principale. Parallelamente, gli esperti di Davos hanno indagato sulla dinamica del pendio, confrontando la topografia dell’area prima e dopo l’evento. Il risultato è una ricostruzione dettagliata del disastro, che mostra come la valanga abbia guadagnato massa e velocità lungo il suo tragitto, colpendo l’hotel con una forza devastante.
Questa ricerca multidisciplinare, che ha integrato geofisica, ingegneria e modellazione numerica, non solo offre una nuova comprensione dell’evento, ma suggerisce anche applicazioni innovative per la prevenzione di future tragedie. Una rete di stazioni sismiche configurata specificamente per territori montani potrebbe infatti monitorare valanghe in aree remote, fornendo dati preziosi per la sicurezza e la gestione dei rischi.
La tragedia di Rigopiano, pur nella sua drammaticità, ha portato a un significativo avanzamento nella conoscenza dei fenomeni naturali estremi, dimostrando come la scienza possa contribuire a migliorare la prevenzione e la gestione dei disastri naturali.