Il 26 febbraio 1815 Napoleone Bonaparte, dopo quasi 10 mesi di esilio sull’Isola d’Elba, fugge e riprende la sua ambizione di potere. Dopo la sua abdicazione nel 1814, a seguito della sconfitta a Waterloo e della caduta dell’Impero, Napoleone fu esiliato dall’Europa alla piccola isola mediterranea, a circa 20 km dalla costa italiana. Nonostante l’apparente isolamento, la sua prigionia non fu mai una condanna alla passività: Bonaparte mantenne il controllo su un piccolo esercito e su un governo che gli permise di tessere le sue trame.
L’occasione della sua fuga si presentò quando la situazione politica in Francia divenne instabile. Approfittando del malcontento popolare e delle divisioni tra le potenze alleate, Napoleone organizzò una fuga audace. Con una piccola flotta di navi, sbarcò sulla terraferma italiana e iniziò la marcia verso Parigi, un’impresa che gli avrebbe permesso di riconquistare il trono francese, innescando quella che sarebbero diventati i “Cento Giorni“. La sua fuga non solo cambiò il corso della storia europea, ma portò anche a un altro conflitto devastante: la Battaglia di Waterloo, che avrebbe finalmente sancito la fine del suo dominio.
