Uno studio pubblicato su Science Advances e guidato dall’University of Rhode Island ha rivelato che il ciclo notte-giorno degli animali è molto più variabile di quanto si pensasse, e l’impatto umano sta accelerando questo cambiamento. La ricerca si basa sui dati raccolti dal Global Animal Diel Activity Project, un’iniziativa globale che ha analizzato immagini provenienti da oltre 20.000 fototrappole distribuite in 38 nazioni su sei continenti. Lo studio ha coinvolto 400 specie di mammiferi e ha rivelato che la tradizionale suddivisione tra animali diurni e notturni è spesso inaccurata: solo nel 39% dei casi le classificazioni esistenti risultano corrette.
Un aspetto sorprendente è la plasticità del comportamento animale: il 74% delle specie osservate ha modificato il proprio fenotipo, ovvero il proprio ritmo di attività. Un esempio eclatante riguarda gli orsi neri americani, che si sono dimostrati sia diurni che notturni a seconda del contesto ambientale.
L’impronta umana gioca un ruolo cruciale in questo fenomeno. Analizzando dati provenienti sia da ambienti urbani che selvaggi, gli scienziati hanno notato che circa un terzo delle specie studiate ha cambiato il proprio comportamento a causa dell’urbanizzazione e dell’attività umana. Alcuni animali, come la puzzola striata, la volpe grigia e il porcospino nordamericano, sono diventati più notturni per evitare il contatto con l’uomo.
Comprendere queste variazioni è essenziale per la conservazione della fauna selvatica. Sapere quando le specie sono attive aiuterà a sviluppare strategie più efficaci per proteggerle, specialmente in un mondo sempre più antropizzato.
