Le mucche da latte in Nevada sono state infettate da una seconda versione del virus dell’influenza aviaria, diversa da quella che imperversava nelle mandrie dalla primavera scorsa. Lo hanno fatto sapere dal Dipartimento dell’Agricoltura, come riporta il Washington Post. La scoperta solleva interrogativi sulle prime ipotesi dei funzionari federali secondo cui l’epidemia è iniziata quando il virus è passato dagli uccelli alle mucche nella zona del Texas Panhandle l’anno scorso. Ciò suggerisce che le mucche potrebbero essere più suscettibili all’H5N1 di quanto si sapesse in precedenza e che gli esperti non saprebbero ancora come il virus si stia diffondendo nei bovini. Un fattore, quest’ultimo, che “aumenta il rischio di gravi malattie per i lavoratori delle aziende agricole contagiati dall’ esposizione ad animali infetti”, come ha affermato Seema Lakdawala, virologa presso l’Università di Emory.
A suo parere, la scoperta suggerisce che questa versione del virus potrebbe causare malattie più gravi. Tale versione, predominante negli uccelli selvatici e in altri mammiferi e che poi si è riversata nel pollame, è stata rilevata in due gravi casi umani in Nord America: un uomo della Louisiana morto a gennaio (il primo decesso per influenza aviaria negli Stati Uniti) e un adolescente canadese che è stato ricoverato in ospedale per più di due mesi tra la vita e la morte.
