Clima, dalla Corte suprema svedese no alla richiesta di processare il governo

"Le istituzioni politiche decidono autonomamente sulle misure specifiche che la Svezia dovrebbe adottare in materia di clima"

La Corte suprema svedese ha respinto la richiesta di 300 giovani, tra cui l’attivista ambientalista Greta Thunberg, di citare in giudizio lo Stato svedese per inazione sul clima. Il loro ricorso amministrativo, senza precedenti nel Paese scandinavo, è stato depositato nel novembre 2022 presso il tribunale di Nacka, vicino a Stoccolma: i giovani chiedono allo Stato di “fare la sua parte nella lotta globale” per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Il tribunale aveva deferito la questione alla Corte Suprema per determinare se la corte avesse giurisdizione per pronunciarsi su un caso del genere.

“Il caso non può essere esaminato”, ha stabilito la Corte suprema svedese. “Un tribunale non può ordinare al Parlamento o al governo di adottare alcuna misura”. “Le istituzioni politiche decidono autonomamente sulle misure specifiche che la Svezia dovrebbe adottare in materia di clima”, ha aggiunto la Corte Suprema in una nota.

La Corte tuttavia, non ha escluso che lo Stato possa essere citato in giudizio per inazione sul clima, se la denuncia fosse stata “concepita diversamente”, sottolineando che quella presentata nel novembre 2022 proveniva da un gruppo di individui e non da un’associazione. “La Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente stabilito in una sentenza che un’associazione che soddisfa determinati criteri può avere il diritto di intentare una causa” contro lo Stato, ha affermato la Corte Suprema. Sebbene l’associazione Aurora sia l’ideatrice della denuncia, questa è stata presentata a nome di un singolo individuo. Successivamente, altre 300 persone, tra cui Greta Thunberg, si sono unite all’azione.

“È un principio fondamentale non consentire ai singoli di citare in giudizio lo Stato, poiché l’obiettivo è proteggere gli interessi pubblici”, ha spiegato ulteriormente la Corte Suprema. “Gli individui hanno diritto alla revisione giudiziaria solo se il fallimento dello Stato ha avuto effetti sufficientemente imminenti e certi sui loro diritti individuali”, ha aggiunto. Per un’associazione che “soddisfa determinati criteri di rappresentatività e adeguatezza“, i criteri sono meno rigidi.

Aurora valuta ulteriori azioni

Aurora sta ora valutando cosa fare. “Aurora continuerà senza dubbio a lottare per impedire il collasso planetario e per chiedere conto allo Stato svedese del suo ruolo illegale nel peggioramento della crisi climatica”, ha detto Ida Edling, portavoce dell’associazione. Ma “la strategia legale che adotteremo non è ancora stata decisa”, ha aggiunto.

Le denunce contro i governi

Negli ultimi anni, in Europa si sono moltiplicate le denunce per costringere gli Stati ad agire contro i cambiamenti climatici, su iniziativa di associazioni e cittadini. Nel 2019, la Corte suprema olandese ha emesso una sentenza storica, ordinando al governo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 25% entro il 2020, a seguito della denuncia di un gruppo ambientalista. Nell’aprile 2024, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza storica, condannando per la prima volta uno Stato, la Svizzera, per la sua mancanza di azione in materia di clima.