Clima, isole del Pacifico: “decarbonizzazione del settore marittimo questione di sopravvivenza”

L'obiettivo della tassa sul carbonio è quello di incoraggiare le aziende a ridurre le proprie emissioni

L’istituzione di una tassa sul carbonio per il trasporto marittimo, in discussione a Londra in seno all’Organizzazione marittima mondiale (IMO), costituisce “una questione di sopravvivenza” per gli Stati insulari del Pacifico. “Facciamo ora parte di un gruppo di oltre cinquanta Paesi favorevoli a un’imposta sul carbonio, e altri Paesi continuano a unirsi a noi”, ha affermato Taasi Pitoi, rappresentante presso l’IMO di Tuvalu, direttamente minacciata dall’innalzamento del livello del mare. Questa settimana, a Londra si è costituito un gruppo di lavoro di questa organizzazione sulla riduzione dei gas serra provenienti dalle navi, che discute tra le altre cose l’eventuale istituzione di una tassa di questo tipo.

L’obiettivo della tassa sul carbonio è quello di incoraggiare le aziende a ridurre le proprie emissioni e di far sì che il denaro raccolto venga utilizzato per “sostenere le nazioni più vulnerabili”, ha spiegato Allen Kisi Ofea, rappresentante delle isole Salomone. Altrimenti, aggiunge, “rischiamo di rimanere indietro” nella transizione ambientale.

Due schieramenti

Ad aprile, durante la riunione del Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC 83), l’IMO si è impegnata ad approvare una norma che imponga la riduzione dei gas serra, ma non necessariamente una tassa sul carbonio. Si distinguono due schieramenti distinti: i Paesi favorevoli all’imposta sul carbonio e quelli, come Brasile e Cina, che vi si oppongono, perché ritengono che questo sistema comporterebbe costi aggiuntivi per i beni e costituirebbe un vettore di insicurezza alimentare nel mondo.

La posizione americana è la grande incognita di questa discussione, dato che gli Stati Uniti per il momento “non sono intervenuti”, secondo Ofea.

Il prezzo

Tra le nazioni favorevoli a una tassa sul carbonio ci sono differenze significative sul suo prezzo: alcune propongono solo 20 dollari per tonnellata di CO2, l’Unione Europea 100 dollari e il gruppo “6PAC+” (le isole del Pacifico e alcuni stati caraibici) 150 dollari. Secondo i ricercatori specializzati dell’University College di Londra, una tariffa “a partire da 150 dollari” potrebbe “generare entrate sufficienti a sostenere la transizione energetica e garantire una transizione giusta ed equa per le comunità interessate”.

È una questione di sopravvivenza”, avverte Lloyd Fikiasi, rappresentante di Vanuatu. Lui e i rappresentanti del 6PAC+ sono preoccupati per la scomparsa di alcune delle loro isole nei prossimi anni, per l’intensificazione di eventi climatici come i cicloni o per il rischio di intrusione di acqua salata nelle coltivazioni.