Un nuovo studio condotto dall’University of California Santa Cruz e pubblicato su Science Advances rivela che le precipitazioni nella penisola arabica erano 5 volte più estreme rispetto a quelle attuali circa 400 anni fa. Il possibile ritorno di eventi meteorologici estremi potrebbe rappresentare una minaccia crescente per le città che stanno nascendo o espandendo nella regione, in particolare in un contesto di rapida urbanizzazione.
Il team di ricerca ha utilizzato un veicolo subacqueo per raccogliere campioni di sedimenti dal Golfo di Aqaba, scoprendo che negli ultimi 2.000 anni l’Arabia era molto più umida. Circa 200 anni fa, le precipitazioni erano addirittura il doppio di quelle attuali, e la regione era caratterizzata da una savana vegetata. Oggi, il Medio Oriente è un hotspot climatico, con un aumento di alluvioni lampo alternato a periodi di siccità estreme.
Sam Purkis, autore principale dello studio, sottolinea l’importanza di prepararsi a questi eventi estremi, come le inondazioni e la siccità, per garantire una maggiore resilienza climatica. Man mano che progetti urbani come NEOM in Arabia Saudita trasformano il paesaggio della regione, la comprensione delle tendenze idroclimatiche future diventa cruciale per mitigare i rischi legati ai cambiamenti climatici.
