Il 4 febbraio si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro. In base all’ultimo rapporto frutto della collaborazione tra Airtum (Associazione italiana registri tumori), Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione AIOM e Passi (Progressi nelle aziende sanitarie per la salute in Italia, a cura dell’Istituto superiore di sanità), nel 2024 in Italia le nuove diagnosi di tumori maligni (esclusi i tumori della pelle non melanoma) sono state stimate attorno ai 390.000 casi, di cui 214.000 nuovi casi negli uomini e 175.000 nuovi casi nelle donne. Affrontare un tumore è già di per sé una sfida importante, ma molte di queste patologie e dei probabili trattamenti, possono anche avere un’influenza negativa anche sulla fertilità del paziente. Oggi, esiste una speranza oltre la malattia e anche per i pazienti oncologici esiste la possibilità di diventare genitori.
“Fino a pochi anni fa – commenta il dottor. Mauro Cozzolino, ginecologo specialista in medicina della riproduzione IVI Roma, gruppo internazionale specializzato in riproduzione assistita – una diagnosi di tumore escludeva la possibilità di una gravidanza dopo la guarigione, a causa soprattutto delle terapie utilizzate per contrastare la malattia. Ma oggi, per fortuna, non è più così. Oggi si può intervenire, ma lo si deve fare nel momento giusto. I tassi di guarigione e l’aumentata sopravvivenza dei pazienti oncologici, permettono una responsabilità ancora maggiore sull’importanza di informare il paziente in merito alla fertilità futura, agli effetti che chemioterapia e radioterapia potranno avere sull’andamento di una eventuale gravidanza. Oggi sono disponibili varie tecniche per cercare di preservare la fertilità nei pazienti che devono affrontare le cure contro un tumore. In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, vogliamo sensibilizzare gli uomini e le donne che ricevono una diagnosi di tumore sulla possibilità di preservare la propria fertilità. Sapere che dopo il superamento della malattia si può ancora diventare genitori se lo si desidera, in molte occasioni, è la motivazione che riempie i pazienti di forza ed energia per affrontare il loro cancro. Ad oggi purtroppo una parte di pazienti ancora non riceve le informazioni necessarie sulla possibilità di preservare la fertilità. Quindi, parallelamente al progresso scientifico, andrebbe favorito un processo di consapevolezza della classe medica e di informazione ai pazienti”. Il tempo per preservare la fertilità prima dell’inizio della terapia oncologica è limitato: risulta, quindi, essenziale che i pazienti vengano informati tempestivamente sulle opportunità disponibili attraverso le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita.
“È un aspetto molto delicato della malattia – conclude il dott. Cozzolino – per questo noi medici abbiamo il dovere di informare a dovere il paziente. Il desiderio di genitorialità non deve essere trascurato e messo da parte a fronte delle cure per sconfiggere la malattia. Predire quale sia l’effetto del singolo trattamento chemioterapico sulla fertilità del singolo paziente non è possibile, ma è giusto che ogni paziente sia al corrente delle varie possibilità che oggi la scienza mette a disposizione. La tecnica più diffusa è la crioconservazione, che consiste nella preservazione degli ovuli o spermatozoi. I progressi avvenuti nel campo delle cure oncologiche e l’efficacia dei programmi di screening precoce sono riusciti a incrementare considerevolmente il tasso di cura e sopravvivenza dei pazienti oncologici. Ciò permette di assegnare maggiore importanza agli effetti secondari dei trattamenti con chemioterapia e radioterapia e, in tale ambito, la preservazione della funzione ovarica, della capacità di produzione di spermatozoi e della fertilità in generale, sono gli aspetti che più preoccupano i professionisti che seguono i pazienti colpiti dal cancro. Parliamone, confrontiamoci, facciamo in modo che le persone siano informate dal proprio oncologo rispetto alle possibilità di preservare la fertilità, per non dover rinunciare al desiderio di genitorialità perché non si conoscevano le possibilità di tutelare la fertilità”.
