Si chiama Ocelot il chip quantistico lanciato dall’azienda Amazon Web Services che, grazie a un nuovo approccio, punta ad aprire una nuova possibile strada per i futuri computer quantistici a prova di errore e utili a risolvere problemi finora impossibili ai computer tradizionali. L’annuncio arriva all’indomani della pubblicazione che sulla rivista Nature ha descritto la tecnologia alla base del nuovo chip, ispirata al paradosso del gatto di Schrödinger. “Con i recenti progressi nella ricerca quantistica, non è più una questione di se, ma di quando i computer quantistici pratici e tolleranti agli errori saranno disponibili per applicazioni nel mondo reale. Ocelot è un passo importante in questo percorso“, ha detto Oskar Painter, direttore Quantum Hardware di Aws.
Alla base del nuovo chip, ci sono i cosiddetti ‘cat qubit’, risultati di un nuovo approccio alla progettazione dei qubit (le unità di calcolo dei computer quantistici) che elimina alcuni tipi di errori. Gli errori, ossia la perdita delle informazioni dei qubit dovuta a disturbi esterni, sono uno dei grandi problemi che oggi limitano la realizzazione di chip quantistici abbastanza grandi da essere impiegati concretamente. I computer quantistici sono infatti già una realtà, ma possono utilizzare al momento solo poche decine o centinaia di qubit mentre l’obiettivo è avere chip con decine di milioni di qubit.
Per arrivare a tale soglia non basta ingrandire il chip, ma occorrerà trovare nuove soluzioni ingegneristiche o ripensare l’intero disegno dei computer. La scelta di Aws con Ocelot punta in questa seconda direzione: “non abbiamo preso un’architettura esistente e poi abbiamo provato a incorporare la correzione degli errori in seguito. Abbiamo selezionato il nostro qubit e la nostra architettura con la correzione degli errori quantistici come requisito principale”, ha aggiunto Painter. Si tratta di un approccio differente da quello seguito da altre aziende, come IBM che punta invece ad altre tipologie di qubit superconduttori, e che secondo Aws potrebbe ridurre di un quinto i costi complessivi e rendere più veloce la strada verso i computer del futuro.
