Un dispositivo laser testato sulla Terra potrebbe contribuire a rilevare fossili microbici su Marte. Lo suggerisce uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Berna e pubblicato sulla rivista Frontiers in Astronomy and Space Sciences. Il team, guidato da Youcef Sellam, ha dimostrato di poter individuare tracce di vita passata in campioni di gesso, strutture simili alle rocce solfatate del Pianeta Rosso. Scoprire prove fossili di antiche forme di vita microbica su Marte, spiegano gli esperti, sarebbe rivoluzionario per moltissimi aspetti, ma identificare questi reperti non è affatto semplice.
“I nostri risultati – afferma Sellam – forniscono un quadro metodologico per rilevare le biofirme nei minerali solfati del nostro vicino cosmico. Lo spettrometro di massa a ionizzazione ad ablazione laser può individuare facilmente questi segni di vita. Il gesso è stato ampiamente rilevato sulla superficie di Marte ed è noto per il suo eccezionale potenziale di fossilizzazione, perché si forma rapidamente e intrappola i microrganismi prima della decomposizione, preservandone strutture biologiche e biofirme chimiche”.
Per dimostrare il potenziale di questo approccio, i ricercatori hanno utilizzato le formazioni del Mediterraneo che si sono sviluppate durante il Messiano. In questo periodo, spiegano gli autori, ha portato a una rapida evaporazione, rendendo il mare ipersalino e depositando spessi strati di evaporiti, che rappresentano un analogo terrestre ai depositi di solfato marziani. Gli scienziati hanno utilizzato uno spettrometro di massa laser in miniatura, che può analizzare la composizione chimica di un campione in dettaglio fino a un micrometro.
Il gruppo di ricerca ha campionato il gesso dalla cava di Sidi Boutbal, in Algeria. I dati sono stati quindi elaborati per individuare potenziali fossili e formazioni rocciose. “Sebbene i nostri risultati supportino fortemente la biogenicità del filamento fossile nel gesso – precisa Sellam – distinguere vere biofirme dalle formazioni minerali abiotiche rimane una sfida. Un ulteriore metodo di rilevamento indipendente potrebbe confermare in modo più sicuro la presenza di vita. Inoltre – conclude – c’è da sottolineare che le condizioni ambientali uniche di Marte potrebbero influenzare la conservazione dei marcatori. Dobbiamo continuare a esplorare per rispondere a questi e ad altri interrogativi”.
