Papa Francesco e il monitoraggio intensivo: cosa rivelano gli ultimi aggiornamenti

Gli ultimi aggiornamenti sulle condizioni del Papa: le parole di Elena Bignami, professore ordinario di Anestesiologia e Terapia intensiva

“Che Papa Francesco sia o no fisicamente nel reparto di Terapia intensiva cambia poco, perché comunque necessita di un monitoraggio continuo e di stretta sorveglianza per evitare un peggioramento delle sue condizioni. Oltre all’infezione ai polmoni con effetti sul rene, ha infatti avuto necessità di due trasfusioni di sangue”. Così all’Adnkronos Salute Elena Bignami, professore ordinario di Anestesiologia e Terapia intensiva e del dolore presso l’Università di Parma e presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), commentando l’ultimo bollettino medico sulle condizioni “critiche” di Papa Francesco dal 14 febbraio ricoverato al Policlinico universitario Gemelli di Roma per una polmonite bilaterale.

“Il fatto che sia sempre cosciente e abbia voglia di lavorare – sottolinea la specialista – ci fa capire che ‘combatte’ e reagisce. Tuttavia, è giusto mantenere la prognosi riservata perché la situazione può ancora precipitare”.

Le parole del virologo

Per poter dire quanto durerà la terapia antibiotica che sta seguendo il Papa, ricoverato dal 12 giorni al Gemelli per una polmonite bilaterale, “dovemmo conoscere precisamente il patogeno coinvolto e poi di che natura è l’infezione polimicrobica. Perché se il paziente non risponde ai farmaci la terapia potrebbe cambiare: per alcuni batteri basta una terapia di pochi giorni, ma ad esempio per quelli che danno polmoniti negli immunodepressi e negli anziani, cito il micoplasma, può essere necessaria qualche settimana di terapia”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Mauro Pistello, direttore dell’Unità di Virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa. “Il fatto che da ieri ci siano segnali di miglioramento vuol dire che la terapia approntata è quella corretta”, conclude.