Il riscaldamento globale sta riducendo la velocità del vento durante le estati europee, mettendo a rischio i sistemi energetici della regione, in particolare la produzione di energia eolica. Questo fenomeno, noto come “stilling“, è stato documentato da uno studio guidato dall’Università dell’Illinois, Urbana-Champaign, e pubblicato su Environmental Research Letters. Secondo Gan Zhang, climatologo dell’Università dell’Illinois, il calo del vento è causato dal riscaldamento amplificato della terraferma e della troposfera, lo strato atmosferico più vicino alla superficie terrestre.
Sebbene il calo previsto della velocità del vento sia inferiore al 5% nel periodo dal 2021 al 2050, anche piccole diminuzioni possono avere un impatto significativo sulla produzione di energia. “Il sistema energetico è un mercato marginale“, afferma Zhang, spiegando che anche una variazione del 5-10% può provocare enormi fluttuazioni nei prezzi dell’energia. Christopher Vogel, ricercatore dell’Università di Oxford, sottolinea che questo cambiamento evidenzia una transizione in Europa, da un mercato energetico basato sulla temperatura a uno dipendente dal vento e dal sole.
La ricerca sullo “stilling” suggerisce che l’effetto del cambiamento climatico sul vento diventerà più evidente nella seconda metà del secolo. Tuttavia, gli effetti sulla produzione futura di energia eolica rimangono incerti, a causa della mancanza di dati storici affidabili sul vento e delle difficoltà nel modellare gli estremi delle velocità del vento. Questo fenomeno, già osservato nel 2021 quando il Regno Unito fu costretto a riavviare centrali a carbone, potrebbe diventare un problema sempre più rilevante per la sicurezza energetica europea.
