Le falde acquifere di Los Angeles versano in condizioni di scarsità estrema, nonostante l’abbondanza delle precipitazioni avvenute nel 2023. Lo rivela uno studio, pubblicato sulla rivista ‘Science’, condotto dagli scienziati della Stanford Doerr School of Sustainability e dell’Università del Texas ad Austin. Il team, guidato da George A. Thompson e Shujuan Mao, ha sviluppato un nuovo approccio per utilizzare la rete di sismometri altamente sensibili per stimare i livelli dell’acque nelle falde acquifere della regione, che servono circa 10 milioni di residenti delle contee di Los Angeles e Orange.
Il gruppo di ricerca ha analizzato l’impatto delle serie storiche relative alle tempistiche fluviali atmosferiche del 2023. Le piogge, comprese quelle causate dall’uragano Hilary di agosto, hanno contribuito a riempire i bacini di superficie e le falde acquifere poco profonde, impoverite da decenni di siccità ed estrazione delle acque. La situazione generale, però, non è migliorata, e le precipitazioni non sono state sufficienti a ripristinare le falde acquifere, situate ad almeno 50 metri al di sotto della superficie. A differenza delle fonti superficiali, le falde acquifere profonde hanno infatti recuperato solo il 25% della massa d’acqua totale persa dal 2006. “Una singola stagione, anche se molto piovosa – aggiunge Mao – non basta a controbilanciare le frequenti e reiterate siccità degli anni precedenti”.
Il Seismic Drought Index
Il nuovo approccio, chiamato Seismic Drought Index, permette di quantificare i deficit idrici a diverse profondità. I valori dell’indice rafforzano ampiamente ciò che i gestori idrici sanno da tempo, ma forniscono una metrica semplice per spiegare chiaramente il legame tra piogge e precipitazioni e falde acquifere. Il metodo si basa sull’analisi delle vibrazioni e dei dati sismici raccolti in decenni di monitoraggi. “Questi movimenti – spiega Ellsworth – si verificano costantemente a livello geotermico, e sono associate a molte fonti differenti, come vento, traffico e onde oceaniche. Siamo, però, rimasti sorpresi nel constatare quanto bene i minimi cambiamenti nelle velocità delle onde sismiche possano rappresentare i livelli delle falde”.
Tradizionalmente, per controllare le condizioni delle falde acquifere era necessario procedere con la perforazione dei pozzi, un approccio costoso, complesso e limitante. Il nuovo sistema, commentano gli studiosi, permette di misurare interi bacini contemporaneamente, a diverse profondità fino a 800. “Questa nuova tecnologia – sottolinea Ellsworth – è potenzialmente rivoluzionaria. Sappiamo che la perdita di capacità di stoccaggio delle falde acquifere può essere irreversibile. Ci auguriamo che il nostro metodo possa aiutare le agenzie idriche a colmare le lacune nei loro dati di monitoraggio, perfezionare la modellazione idrologica e informare le decisioni sull’uso e la conservazione dell’acqua”.
