“Per salvare i ragazzi, l’elicottero avrebbe impiegato solo due minuti a testa, con verricello e ciambella, se fosse stato attivato in tempo utile. Dunque in sei minuti tutti sarebbero stati salvati“. Lo rivela all’ANSA l’avvocato Maurizio Stefanizzi, legale delle famiglie dei tre giovani travolti dalla piena del Natisone il 31 maggio scorso a Premariacco (Udine). Il legale si è espresso sulla scorta della ricostruzione dei Carabinieri, ora in possesso anche delle parti offese. “La tempistica è stata stabilita direttamente dalla perizia, redatta dall’esperto del Soccorso Alpino, chiamato ad analizzare le manovre necessarie al tecnico di elisoccorso, che quel giorno era all’aerobase di Pasian di Prato ma che è stato allertato troppo tardi“, aggiunge il legale.
Secondo il perito del Soccorso Alpino, fino alle 14:06 si sarebbe potuto effettuare il soccorso traendo in salvo tutti e tre i ragazzi. Esaminando le foto della tragedia, il perito spiega anche la manovra che si sarebbe potuta fare: visto che il ragazzo in acqua fungeva da ancoraggio per le due ragazze, un soccorritore si sarebbe potuto calare con il verricello entrando in acqua e, utilizzando la ciambella o il triangolo di evacuazione, avrebbe issato una delle due ragazze chiedendo al giovane di mantenere la presa sull’altra ragazza. Successivamente avrebbe potuto ripetere analoga manovra con quest’ ultima e infine con il ragazzo. Addirittura, il perito considera l’ipotesi che, messa in salvo la prima ragazza, la situazione fosse diventata ancora più pericolosa dunque non esclude che il soccorritore, d’accordo con il pilota, avrebbe potuto issare contemporaneamente la seconda ragazza, il ragazzo e, ovviamente, se stesso.
“Rigidità” dei soccorsi
L’avvocato Stefanizzi punta il dito sulla eccessiva rigidità dei soccorsi, tale da rendere la ‘macchina’ legnosa e lenta: “ci aspettiamo che il processo chiarisca questo aspetto e sia utile quanto meno a un aggiornamento dei protocolli, affinché quei tre giovani non siano morti invano“. Per il legale, il personale in servizio nelle centrali operative è stato “troppo attento al rispetto delle procedure perdendo di vista il senso della propria funzione: come si può definire un semplice soccorso tecnico e non sanitario qualcosa che può evolvere in pochi minuti in una tragedia? Quando c’è una richiesta di aiuto tempo-dipendente deve per forza essere classificata come pericolosa per le persone coinvolte. Invece, si sono persi minuti decisivi facendo decollare elicotteri lontanissimi, invece del velivolo di stanza a pochi minuti dalla tragedia”.
La ricostruzione della Guardia di Finanza
Nella relazione dei Carabinieri è allegata alla chiusura indagini della Procura di Udine anche una ricostruzione affidata alla Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Bolzano. Questa, dopo una simulazione svolta sul campo, ha stabilito in 8 minuti e 30 secondi il tempo necessario “per il prelievo dei tre ragazzi, dal momento del decollo dell’aeromobile (con motori già avviati), dalla base di Pasian di Prato, al ponte Romano di Premariacco, lungo il Natisone”.
Le tre giovani vittime sono Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar. La prima chiamata al 112 di Patrizia risale alle 13.29; il torrente ha poi travolto i ventenni alle 14.10.
