Palermo, 30 marzo 1282. Una semplice serata di festa si trasformò in una delle rivolte più celebri della storia italiana: i Vespri Siciliani. Stanchi delle vessazioni imposte dal dominio angioino, i siciliani si sollevarono contro i francesi, scatenando un’insurrezione che, nel giro di pochi giorni, si estese a tutta l’isola.
Le tensioni covavano da anni. Dopo la morte dell’imperatore svevo Federico II, il Regno di Sicilia cadde nelle mani di Carlo I d’Angiò, la cui amministrazione brutale e fiscalmente opprimente alimentò il malcontento. L’episodio scatenante avvenne davanti alla Chiesa del Santo Spirito, quando un soldato francese insultò una nobildonna locale. La reazione del marito innescò la sommossa: in poche ore, i cittadini iniziarono a eliminare sistematicamente i francesi, riconoscendoli dall’incapacità di pronunciare la parola siciliana “ciciri” (ceci).
La rivolta diede il via a un conflitto ventennale tra Angioini e Aragonesi, culminato nella Pace di Caltabellotta del 1302, che sancì il dominio aragonese sulla Sicilia. I Vespri Siciliani restano ancora oggi un simbolo di resistenza popolare, ispirando opere d’arte, tra cui l’opera lirica di Verdi e il celebre dipinto di Hayez.
