È stata rivista al rialzo la magnitudo del terremoto che il 13 marzo ha colpito l’area dei Campi Flegrei. Secondo le stime prodotte dal bollettino settimanale dell’INGV – Osservatorio Vesuviano sull’attività del vulcano dei Campi Flegrei, la magnitudo non è più di 4.4, bensì di 4.6, a causa della successione di due eventi sismici nel giro di due secondi. Quindi, dal bollettino emerge che il recente terremoto supera per intensità quello del 20 maggio 2024 che aveva portato allo sgombero di 1500 persone a Pozzuoli. Si tratta del sisma più forte mai avvertito da quando il territorio è dotato delle attuali reti di rilevazione, superando il picco che nella crisi bradisismica degli anni ’80 che aveva raggiunto magnitudo 4.
“Il nostro laboratorio – spiega Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano INGV – fa ogni settimana uno studio sugli eventi sismici e su quella scossa il valore è stato modificato perché l’approfondimento ha tenuto conto della magnitudo durata, che sale quindi a 4.6 perché il terremoto è durato molto tempo”. La scossa “è stata sicuramente la più forte da quando abbiamo una rete strumentale nei Campi Flegrei che è lì almeno da 40 anni“. La differenza tra la rilevazione istantanea e quella approfondita “avviene spesso – spiega Di Vito – nella revisione che viene compiuta ogni settimana. Per tutte le scosse abbiamo un servizio in sala che dà immediatamente la magnitudo. Poi si passa alla revisione che viene data con maggiore calma ed è più precisa. La revisione viene pubblicata ogni settimana sui nostri bollettini. Sulla scossa del 13 marzo la differenza di 0.2 gradi non cambia la mappa dell’accelerazione al suolo, che resta di quasi un 1g nella zona epicentro del terremoto e in rapida diminuzione al di là di quel luogo”.
Sollevamento del suolo
Nella settimana dal 10 al 16 marzo nell’area dei Campi Flegrei, sono stati localizzati in via preliminare 138 terremoti. I dati dell’ultimo mese evidenziano “una ripresa del sollevamento del suolo, con un valore medio preliminare di velocità mensile di circa 30±5 mm/mese“, si legge nel bollettino settimanale.
Non si segnalano variazioni significative dei parametri geochimici monitorati nella settimana di riferimento rispetto ai trend di aumento dei flussi e di riscaldamento del sistema idrotermale già noti. Il sensore di temperatura installato in una emissione fumarolica a 5 metri dalla fumarola principale di Pisciarelli nell’ultima settimana ha mostrato un valore medio di circa 97°C.
Sulla base dell’attuale quadro dell’attività vulcanica – spiega l’Osservatorio – “non si evidenziano elementi tali da suggerire significative evoluzioni a breve termine”.
