Scaffali vuoti, prezzi alle stelle e una domanda che non accenna a diminuire: gli Stati Uniti fanno i conti con una crisi delle uova senza precedenti. Con l’influenza aviaria che ha decimato gli allevamenti, Washington cerca soluzioni e si rivolge all’Italia, in particolare al Veneto, leader nella produzione nazionale.
Prezzi record e carenza di scorte
Negli Stati Uniti la diffusione dell’influenza aviaria ha provocato una drastica riduzione della produzione di uova, con conseguenze dirette sul mercato. Il costo di una confezione da 12 è schizzato fino a 8 dollari, mettendo in difficoltà consumatori e aziende. Un problema ancora più critico con l’avvicinarsi di Pasqua e Pesach, festività in cui le uova sono un alimento imprescindibile.
Nel frattempo, la produzione europea non naviga in acque migliori. Anche l’Italia ha subito pesanti perdite: dall’autunno scorso, sono state abbattute circa 4 milioni di galline ovaiole su un totale di 41 milioni, riducendo la produzione del 10%. Tuttavia, la situazione negli USA è ancora più drammatica, con perdite 3 volte superiori all’intera produzione italiana.
Washington Punta sul Veneto
Per fronteggiare l’emergenza, gli Stati Uniti hanno deciso di aprire le porte all’importazione e hanno avviato una ricerca di forniture all’estero. Tra i primi contatti c’è stata proprio l’Italia, e in particolare il Veneto, come riporta il che con 2 miliardi di uova l’anno rappresenta il 26% della produzione nazionale. La richiesta d’aiuto è arrivata direttamente agli allevatori della regione, da Verona a Padova, ma la risposta non è stata semplice, come riporta il Corriere del Veneto.
“Quando ho ricevuto la telefonata pensavo di essere su Scherzi a parte”, ha dichiarato Gian Luca Bagnara, presidente nazionale di Assoavi e del gruppo di lavoro uova e pollame del Copa-Cogeca a Bruxelles. “Abbiamo risposto che avremmo avviato un monitoraggio, per vedere se è possibile dare una mano, garantendo gli impegni presi con il nostro mercato”.
Produzione al limite
Nonostante l’interesse americano, l’Italia stessa sta affrontando difficoltà nel soddisfare la domanda interna. “Sono arrivate molte richieste dagli Stati Uniti agli imprenditori veneti”, conferma Michele Barbetta, presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto. Tuttavia, la produzione è già vicina al limite e le scorte rimaste sono destinate principalmente al mercato nazionale.
La crisi, infatti, non riguarda solo l’Italia e gli USA: l’aviaria ha colpito pesantemente anche altri Paesi europei, rendendo sempre più difficile trovare fonti alternative di approvvigionamento. Ciò ha inevitabilmente spinto i prezzi verso l’alto anche nel mercato italiano, seppur senza raggiungere i livelli americani.
Futuro incerto
Con una domanda che supera l’offerta e un’epidemia ancora in corso, la situazione resta incerta. Gli allevatori veneti, lombardi ed emiliani stanno facendo il possibile per mantenere la produzione stabile, ma il settore avicolo si trova di fronte a una sfida complessa.
Mediamente, ogni italiano consuma circa 219 uova all’anno tra prodotto fresco e alimenti trasformati, mentre negli USA il consumo pro capite è ancora più alto, arrivando a 272. Un fabbisogno difficile da soddisfare, soprattutto se l’epidemia continuerà a ridurre la disponibilità di galline ovaiole.
