La Groenlandia oggi si reca alle urne per eleggere i 31 membri dell’Inatsisartut, il parlamento locale. Un voto che, al di là della politica interna, assume una dimensione globale a causa delle pressioni internazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti e del loro presidente Donald Trump.
Se la questione dell’indipendenza era già presente nel dibattito politico groenlandese, l’insistenza di Trump nel voler acquistare l’isola ha acceso il dibattito e polarizzato il voto. Le parole del presidente americano, che ha dichiarato che la Groenlandia “sarà nostra in un modo o nell’altro” durante il discorso sullo al Congresso, hanno suscitato reazioni forti tra i 57mila abitanti dell’isola, molti dei quali vogliono emanciparsi dalla Danimarca ma senza cadere sotto il controllo statunitense.
L’indipendenza in bilico
La Groenlandia, pur essendo parte del Regno di Danimarca, gode di un’ampia autonomia dal 2009. Tuttavia, Copenhagen continua a gestire difesa e politica estera, oltre a fornire un sostegno economico annuo di circa 3,8 miliardi di corone danesi (poco più di 500 milioni di euro). Il nodo dell’indipendenza resta dunque non solo politico, ma anche economico: come potrebbe la Groenlandia sopravvivere senza l’aiuto danese?
Le principali risorse dell’isola – pesca, turismo e minerali rari – potrebbero garantire un’economia sostenibile nel lungo periodo, ma il rischio di dover cedere alle pressioni di potenze straniere, come gli USA, è concreto. Trump ha più volte espresso interesse per le enormi risorse naturali groenlandesi, tra cui uranio, terre rare e petrolio, fondamentali per l’industria tecnologica e della difesa americana.
Una campagna elettorale infuocata
La corsa elettorale ha visto i partiti dividersi su due fronti: chi vuole accelerare il processo di indipendenza e chi predica cautela per evitare un salto nel vuoto. L’istruzione, gli affari sociali, la pesca e il turismo sono stati altri temi centrali, ma il voto di oggi sarà, di fatto, un referendum sul futuro della Groenlandia.
L’anticipo delle elezioni, inizialmente previste per fine aprile, ha aggiunto ulteriore tensione. La decisione di indire il voto due mesi prima del previsto è stata interpretata come una risposta diretta alle pressioni statunitensi.
