Maltempo Abruzzo: golene chiuse e fiumi sorvegliati, quando la sicurezza diventa priorità assoluta

La decisione di interdire temporaneamente l’accesso alle golene, come nel caso delle recenti chiusure lungo il fiume Pescara, è motivata dalla necessità di contenere i potenziali effetti delle esondazioni

Le aree golenali, porzioni di territorio situate lungo i corsi d’acqua tra l’alveo del fiume e gli argini, rappresentano da sempre elementi fondamentali nella gestione del rischio idraulico e dell’uso del suolo. Quando si verificano precipitazioni abbondanti, come quelle che hanno recentemente colpito l’Abruzzo, con accumuli superiori ai 100 mm in 24 ore nelle province di Pescara e Chieti, l’attenzione si concentra inevitabilmente sul comportamento dei fiumi e sulla capacità del territorio di contenere le piene. In questo contesto, l’adozione di misure preventive come la chiusura delle aree golenali diventa una pratica cruciale per la sicurezza pubblica e per la gestione idraulica del territorio.

La decisione di interdire temporaneamente l’accesso alle golene, come nel caso delle recenti chiusure lungo il fiume Pescara, è motivata dalla necessità di contenere i potenziali effetti delle esondazioni. Le aree golenali, infatti, sono concepite per accogliere le acque in eccesso durante le piene ordinarie, fungendo da sfogo naturale del fiume. Tuttavia, quando la portata raggiunge livelli critici, queste zone diventano estremamente vulnerabili, e la loro frequentazione può rappresentare un rischio per l’incolumità delle persone. La chiusura preventiva consente di evitare situazioni di pericolo, specialmente in quelle golene che, nei periodi di magra, vengono utilizzate come aree verdi, parchi o zone ricreative.

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Le golene possono essere di tipo aperto o chiuso. Le golene chiuse, circondate da argini secondari, offrono una maggiore protezione dalle inondazioni rispetto a quelle aperte, in quanto vengono allagate solo in presenza di eventi di piena particolarmente significativi. Questo sistema, largamente impiegato nel bacino del Po, consente un controllo più accurato dei flussi idrici e protegge le aree retrostanti, spesso urbanizzate o coltivate, riducendo il rischio di danni. Grazie a questa configurazione, diventa anche possibile un utilizzo più intensivo del suolo, dato che la frequenza delle esondazioni viene drasticamente ridotta. In alcune regioni, si è fatto ricorso alle golene chiuse proprio per sviluppare insediamenti produttivi o residenziali, pur mantenendo una soglia accettabile di rischio idraulico.

Dal punto di vista della gestione delle emergenze, la chiusura delle golene si configura come un’azione precauzionale fondamentale: contribuisce a salvaguardare vite umane, tutelare le infrastrutture e limitare l’erosione delle sponde, che potrebbe compromettere la stabilità degli argini stessi. Le autorità locali, in collaborazione con i consorzi di bonifica e gli enti di bacino, monitorano costantemente la situazione idrologica per intervenire tempestivamente con ordinanze di chiusura, evacuazioni o altri provvedimenti in caso di necessità.

Tuttavia, è essenziale sottolineare che, sebbene le golene chiuse offrano vantaggi rilevanti in termini di sicurezza e sfruttamento del territorio, esse possono interferire con la naturale dinamica fluviale. La presenza di arginature limita l’espansione laterale del fiume, alterando gli ecosistemi e influenzando negativamente la biodiversità delle zone umide. Per questo motivo, nella pianificazione territoriale moderna si cerca di trovare un equilibrio tra le esigenze di protezione idraulica e quelle di conservazione ambientale, promuovendo soluzioni che integrino infrastrutture “grigie” e approcci “verdi” alla gestione del rischio.

In conclusione, la chiusura temporanea delle aree golenali rappresenta una misura di sicurezza fondamentale, soprattutto in occasione di eventi meteorologici estremi. Essa riflette una strategia di gestione del territorio che, pur rispondendo all’esigenza di protezione civile, deve costantemente confrontarsi con la necessità di preservare il delicato equilibrio tra uomo e ambiente, tra sicurezza e natura.