Nell’arco di circa 40 ore, dal 14 al 16 marzo, il Cavo Napoleonico, canale artificiale multifunzione della pianura emiliana che collega i fiumi Reno e Po, ha scaricato 14 milioni di metri cubi d’acqua. Lo scolmatore è stato ideato all’inizio dell’Ottocento, per poi essere realizzato negli anni ‘60 del XX secolo. Il volume d’acqua scaricato durante l’ultima ondata di maltempo in Emilia Romagna è stato enorme, decisivo per ridurre il picco di piena in passaggio sul Reno e per mantenere i livelli all’interno degli argini nel tratto di valle, verso Gallo, Gandazzolo e Ravenna. Al Cavo, infatti, è affidato lo ‘scolmo’ delle piene del Reno più gravose verso il Po, che con la sua maggiore ampiezza può accogliere notevoli quantitativi di acqua.
È anche dal Cavo – in gestione all’Agenzia regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione civile (Ufficio territoriale di Bologna) – che dipende la sicurezza della bassa pianura bolognese, ferrarese e, in parte, ravennate.
Con l’ultimo evento meteo, si è registrato un significativo innalzamento dei livelli idrometrici su tutti i corsi d’acqua del bacino del Reno, con particolare attenzione al Reno stesso. Le misurazioni all’idrometro della Chiusa di Casalecchio, alle porte di Bologna, avevano da subito confermato le condizioni critiche previste per l’intera asta fluviale, in particolare nel tratto più delicato, noto come Cavo Benedettino, che si estende da Sant’Agostino per circa 30 chilometri e si collega all’antico corso abbandonato del Po di Primaro, per arrivare fino al mare. Per far fronte a questa situazione, è stato necessario attivare uno dei più importanti sistemi idraulici del territorio: l’opera Reno Panfilia, il Cavo Napoleonico e l’opera Po.
Allontanati 23 milioni di metri cubi d’acqua in Romagna
Allontanati circa 23 milioni di metri cubi d’acqua dalla pianura, che altrimenti avrebbero ristagnato per lungo tempo, di cui 5 milioni di metri cubi pompati dagli impianti idrovori. È quanto realizzato dal Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale a seguito delle piogge che si sono che sono cadute nei giorni scorsi sulla Romagna. “Nonostante le maggiori preoccupazioni fossero rivolte ai fiumi – precisa il consorzio in una nota – l’ondata di maltempo ha coinvolto anche il reticolo di bonifica e costretto a gestire l’effetto combinato di precipitazioni intense nei bacini consortili (tra i 45 e i 70mm di pioggia) e l’elevata saturazione dei suoli. Anche in questo contesto l’azione del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, anche se “invisibile” agli occhi di gran parte dei cittadini è stata a determinante nel prevenire allagamenti estesi nelle aree di pianura, nuclei urbani compresi, con conseguenti danni ingenti”.
“Il personale del Consorzio ha operato ininterrottamente – viene sottolineato -, con turni intensivi che hanno coperto anche due notti consecutive, per garantire la massima tempestività di intervento per ogni necessità emergente, in linea con i compiti istituzionali dell’ente”.
Ma ora si passa da un’emergenza all’altra. “Le previsioni indicano, a partire da mercoledì 19 marzo, l’arrivo di un’ondata di freddo con possibili gelate notturne, che potrebbero compromettere le produzioni frutticole. Questa situazione è resa ancor più critica dalle fioriture precoci causate dalle temperature insolitamente elevate delle scorse settimane. Il Consorzio è quindi impegnato nel cercare di soddisfare al meglio le richieste di approvvigionamento irriguo a uso antibrina, al fine di salvaguardare le produzioni agricole e l’indotto economico e occupazionale ad esse collegato”.
