Un sisma di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar venerdì scorso, provocando la morte di oltre 1.600 persone e causando gravi danni strutturali anche in paesi vicini come la Thailandia e la Cina. L’evento ha scosso profondamente il sud-est asiatico, sollevando interrogativi sulla sua potenza e portata. Il terremoto è stato originato dal movimento delle placche tettoniche che compongono la crosta terrestre. Il Myanmar si trova in una delle zone geologicamente più attive del pianeta, nel punto d’incontro tra quattro placche: quella eurasiatica, quella indiana, la placca della Sonda e la microplacca della Birmania.
La frizione e il movimento tra queste placche generano continuamente terremoti. In particolare, il sisma di venerdì sembra essere stato causato da uno scorrimento lungo la faglia di Sagaing, una delle faglie più lunghe e attive della regione, che attraversa il Myanmar da nord a sud per oltre 1.200 km. Il tipo di movimento è stato classificato come “strike-slip”, ovvero uno scorrimento orizzontale tra due blocchi tettonici. E’ quanto si legge in un articolo della BBC.
Perché il terremoto è stato percepito così lontano?
Nonostante l’epicentro fosse in Myanmar, il sisma è stato avvertito con intensità anche a Bangkok, distante oltre 1.000 km. Questo perché il terremoto è stato molto superficiale – appena 10 km di profondità – aumentando così l’intensità delle scosse percepite in superficie. Inoltre, la faglia di Sagaing, essendo dritta e lunga, permette la propagazione dell’energia sismica su grandi distanze. La potenza sprigionata dal sisma è stata paragonata a quella della bomba atomica di Hiroshima.
Infine, la tipologia del suolo ha avuto un ruolo cruciale: Bangkok è costruita su un terreno morbido che amplifica le onde sismiche, rendendo le scosse più forti.
Crolla un grattacielo a Bangkok: come è stato possibile?
Nella capitale thailandese, le immagini mostrano edifici oscillanti e piscine sui tetti che traboccano d’acqua. Ma solo un grattacielo – la sede ancora in costruzione dell’Ufficio del Revisore Generale nel distretto di Chatuchak – è crollato. Secondo gli esperti, la causa potrebbe risiedere nella tecnica di costruzione usata: una struttura “flat slab”, in cui i piani poggiano direttamente sui pilastri senza travi intermedie. Questo metodo, sebbene economico e architettonicamente vantaggioso, è noto per fallire in modo fragile e improvviso durante i terremoti.
Anche se dal 2009 Bangkok ha introdotto norme antisismiche più rigorose, solo una piccola parte degli edifici – meno del 10% secondo alcuni esperti – rispetta tali standard. Il suolo soffice della città ha probabilmente amplificato le vibrazioni, contribuendo al crollo dell’edificio.
Le conseguenze in Myanmar: una tragedia annunciata
Mandalay, una delle città più vicine all’epicentro, ha subito danni gravissimi. Nonostante il Myanmar sia soggetto a frequenti terremoti, la mancanza di risorse economiche, l’instabilità politica e altre emergenze nazionali hanno impedito lo sviluppo e l’applicazione di standard edilizi antisismici efficaci.
Molti edifici si trovano in zone altamente vulnerabili, come pianure alluvionali e pendii ripidi. In particolare, Mandalay si estende lungo la pianura del fiume Ayerwaddy, un’area soggetta a liquefazione, un fenomeno in cui il terreno saturo d’acqua perde consistenza e si comporta come un liquido durante le scosse, provocando frane e crolli.
Il rischio di nuove scosse
Gli esperti avvertono che nelle prossime settimane potrebbero verificarsi forti repliche, ovvero scosse secondarie causate dalla redistribuzione dell’energia nel sottosuolo. Anche se solitamente sono meno intense della scossa principale, le repliche possono aggravare i danni agli edifici già compromessi.
Il terremoto in Myanmar ha evidenziato la vulnerabilità sismica di un’intera regione. Mentre il paese piange le sue vittime e affronta una crisi umanitaria, l’evento è anche un monito per i governi vicini, affinché investano nella sicurezza delle infrastrutture, nella prevenzione e nella formazione per affrontare emergenze di questo tipo.
