Pescara: un Centro Commerciale nell’ansa del fiume, cronaca di un rischio annunciato

A pochi passi dalla città di Pescara, infatti, sorge un centro commerciale costruito all’interno di un’ansa fluviale, in un’area naturalmente esposta al rischio idraulico. Una scelta urbanistica che desta perplessità sin dalla sua nascita, non solo per la posizione geografica, ma per le soluzioni adottate per difenderlo dalle esondazioni

Nelle ultime 24 ore, l’Abruzzo è stato colpito da una violenta ondata di maltempo che ha messo in ginocchio interi territori, con particolare intensità nella zona del Pescarese. Le forti precipitazioni hanno mandato in crisi i principali corsi d’acqua della regione, in particolare i fiumi Pescara e Alento, che in diversi punti sono tracimati, allagando strade, campagne e insediamenti urbani. È uno scenario purtroppo sempre più frequente, aggravato dai cambiamenti climatici e da un consumo del suolo spesso poco lungimirante.

In questo contesto, torna alla ribalta una vicenda che ha dell’incredibile, simbolo di una certa ostinazione progettuale che pare ignorare le più elementari logiche di tutela del territorio. A pochi passi dalla città di Pescara, infatti, sorge un centro commerciale costruito all’interno di un’ansa fluviale, in un’area naturalmente esposta al rischio idraulico. Una scelta urbanistica che desta perplessità sin dalla sua nascita, non solo per la posizione geografica, ma per le soluzioni adottate per difenderlo dalle esondazioni: l’intero complesso è stato circondato da imponenti mura in cemento armato e acciaio, dotate di paratie mobili da chiudere in caso di emergenza. Una vera e propria “fortezza commerciale” costruita sul letto di un fiume, come se bastassero le barriere artificiali a contenere la forza della natura.

Centro commerciale sul fiume Pescara

Ma ciò che sorprende ancora di più è che questa vicenda non si è fermata alla sola realizzazione dell’edificio. Lo scorso 13 marzo, dopo un lungo iter fatto di ricorsi e controricorsi, gli sviluppatori hanno ottenuto l’autorizzazione ufficiale per il raddoppio della struttura. Un’espansione che interesserà ancora la stessa ansa fluviale, con edifici ancora più vicini al corso d’acqua. Più spazi, più attività commerciali, più parcheggi, più camion e auto in transito: tutto questo in un’area che già oggi, in occasione di eventi meteo intensi come quello delle ultime ore, si ritrova a rischio di finire sott’acqua.

Quello che si sta costruendo, dunque, è un paradosso urbanistico. Invece di ridurre la pressione antropica in una zona vulnerabile, si sceglie di moltiplicarla, scommettendo sulla tenuta di infrastrutture difensive che potrebbero non reggere di fronte a fenomeni sempre più estremi e imprevedibili. È come se si volesse sfidare la natura anziché rispettarla, trasformando un semplice centro commerciale in un simbolo dell’azzardo progettuale e della disconnessione tra pianificazione urbanistica e realtà ambientale.

La domanda che sorge spontanea è fino a che punto si possa continuare a costruire ignorando i segnali che il territorio invia con sempre maggiore insistenza. Le immagini delle ultime inondazioni, i danni, le evacuazioni, non sono forse abbastanza per rivedere certe scelte? La sicurezza di chi lavora, di chi visita questi spazi, e dell’ambiente che li circonda, dovrebbe essere un principio non negoziabile. Eppure, ancora oggi, si preferisce spesso guardare altrove, finché l’acqua non bussa, impietosa, alle porte di cemento.