Terremoto Myanmar: 7 giorni di lutto nazionale, i morti sarebbero 3mila

I media indipendenti, come l’agenzia Mizzima, parlano già di oltre 3mila morti

La giunta militare del Myanmar ha proclamato 7 giorni di lutto nazionale, dal 31 marzo al 6 aprile, in memoria delle oltre 1.700 vittime ufficiali del devastante terremoto che ha colpito il Paese venerdì scorso. Nel frattempo, le operazioni di soccorso continuano, con le squadre impegnate nella ricerca di superstiti tra le macerie.

Le bandiere nazionali saranno esposte a mezz’asta negli edifici governativi, alcuni dei quali hanno subito danni strutturali. Mandalay, la seconda città più grande del Myanmar, è tra le aree più colpite, con intere zone ancora difficili da raggiungere per i soccorritori. Secondo le Nazioni Unite, il sisma ha avuto un impatto su circa 20 milioni di persone, ovvero un terzo della popolazione del Paese.

Fonti ufficiali prevedono che il bilancio delle vittime aumenterà nelle prossime ore, mentre i media indipendenti, come l’agenzia Mizzima, parlano già di oltre 3mila morti e denunciano la scarsa risposta del regime militare. Anche le ONG internazionali segnalano difficoltà nell’accesso alle aree più colpite, in particolare nelle regioni di Mandalay e Sagaing, vicine all’epicentro del sisma.

Di fronte a questa tragedia, cresce la pressione sulla giunta affinché consenta un flusso più rapido degli aiuti umanitari, mentre la popolazione cerca di affrontare le conseguenze di uno dei terremoti più devastanti della storia recente del Myanmar.

Per quanto riguarda la vicina Thailandia, sono almeno 19 le persone rimaste uccise a Bangkok nel terremoto. Tra le 19 vittime vi sono 12 persone – 8 uomini e 4 donne – morte a causa del crollo del grattacielo in costruzione nella capitale thailandese. Si ritiene ci siano ancora 75 operai intrappolati tra le macerie dell’edificio.

Terremoto Myanmar, tutta la verità: il caso Bangkok e le previsioni, retroscena inquietanti