Terremoto in Myanmar: la catastrofe naturale si intreccia con la crisi politica

Un bilancio drammatico e in continua evoluzione

Il Myanmar è stato colpito da un devastante terremoto di magnitudo 7.7 che ha causato la morte di almeno 1.644 persone, un numero in rapido aumento rispetto alle 1.002 vittime inizialmente riportate. Il sisma, avvenuto venerdì scorso, ha provocato anche 3.408 feriti e 139 dispersi, secondo gli ultimi aggiornamenti. La scossa ha colpito un’ampia area del Paese, provocando crolli di edifici, il cedimento di strade e la distruzione di ponti. Le città più colpite sono Mandalay, la seconda città più grande del Myanmar, e Naypyitaw, la capitale. Anche in Thailandia, il sisma ha avuto un impatto significativo, causando 17 vittime e ingenti danni, in particolare nella zona metropolitana di Bangkok, dove un edificio vicino al famoso mercato di Chatuchak è crollato, uccidendo 10 persone.

Terremoto in Myanmar, soccorsi ostacolati dalla guerra civile

Le operazioni di soccorso in Myanmar sono rese estremamente difficili non solo dall’entità del disastro, ma anche dalla guerra civile che da anni lacera il Paese. Il Myanmar è in una situazione di conflitto armato dal colpo di Stato militare del 2021, quando l’esercito ha rovesciato il governo democraticamente eletto di Aung San Suu Kyi.

Attualmente, vaste aree del Paese sono fuori dal controllo del regime militare, rendendo le operazioni di soccorso pericolose e complesse. L’aeroporto internazionale di Naypyitaw ha subito gravi danni, inclusa la distruzione della torre di controllo, rendendo difficile l’arrivo di aiuti dall’estero.

Per tentare di agevolare i soccorsi, il Governo di Unità Nazionale (NUG), il governo ombra dell’opposizione, ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale di 2 settimane nelle zone colpite dal sisma. Il NUG ha dichiarato che la sua ala militare, la People’s Defense Force (PDF), sospenderà le operazioni offensive per facilitare gli aiuti umanitari e collaborerà con l’ONU e le ONG internazionali per garantire sicurezza e assistenza medica. Tuttavia, ha avvertito che si riserva il diritto di difendersi in caso di attacchi da parte dell’esercito governativo.

Nonostante questa tregua annunciata, le forze armate del Myanmar continuano a condurre attacchi aerei, colpendo aree come lo Stato di Kayin (Karenni) e il Sud dello Stato Shan, vicino alla regione più colpita dal terremoto.

L’emergenza umanitaria e la risposta internazionale

L’ONU ha annunciato lo stanziamento di 5 milioni di dollari dal suo Fondo centrale per le emergenze per fornire assistenza immediata. Tra le prime misure di soccorso, è previsto l’invio di 17 camion carichi di forniture mediche e rifugi di emergenza dalla Cina. Tuttavia, la risposta umanitaria è ostacolata dalla distruzione di ospedali e infrastrutture sanitarie. La mancanza di forniture mediche è critica: servono urgentemente kit di pronto soccorso, sacche di sangue, anestetici, dispositivi di assistenza e farmaci essenziali.

Paesi come Cina, Russia, India, Corea del Sud, Malesia e Singapore stanno inviando squadre di soccorso e aiuti materiali. La Cina ha già inviato 135 operatori del soccorso, mentre la Russia ha dispiegato 120 soccorritori e un’équipe medica. Anche gli Stati Uniti hanno dichiarato la loro intenzione di fornire aiuti.

C’è però preoccupazione per il modo in cui il governo militare gestirà gli aiuti. In passato, il Myanmar ha mostrato riluttanza nell’accettare aiuti esteri, e le restrizioni imposte dall’esercito potrebbero ostacolare la distribuzione equa delle risorse.

La minaccia sismica in Myanmar

Il Myanmar si trova in una zona altamente sismica, lungo la faglia di Sagaing, che separa la placca tettonica indiana da quella della Sonda. Gli esperti hanno evidenziato che molte aree colpite sono caratterizzate da edifici costruiti con materiali poco resistenti, come il legno e la muratura non rinforzata, aumentando il rischio di crolli e vittime.

Secondo il sismologo Brian Baptie del British Geological Survey, la forte scossa ha causato un’intensa vibrazione del suolo in una zona densamente popolata, contribuendo alla gravità del disastro.

Myanmar in ginocchio, tra terremoto e crisi politica

Il terremoto in Myanmar non è solo una catastrofe naturale, ma anche un test per la tenuta di un Paese già devastato dalla guerra civile e dalla repressione politica. Mentre i soccorritori lavorano senza sosta tra le macerie, la speranza è che il disastro possa portare almeno a una tregua umanitaria, consentendo alla popolazione di ricevere l’aiuto di cui ha disperatamente bisogno. Con un governo militare che continua a bombardare le regioni in conflitto anche dopo il sisma, il timore è che l’assistenza umanitaria possa essere strumentalizzata o ostacolata.