Le ambasciate e i consolati statunitensi smetteranno di raccogliere dati sulla qualità dell’aria a causa dei tagli al bilancio del Dipartimento di Stato. La decisione, confermata da un portavoce, interrompe un programma avviato nel 2008 che forniva dati ambientali cruciali tramite piattaforme come AirNow. La prima stazione di monitoraggio fu installata all’ambasciata USA di Pechino, suscitando tensioni con il governo cinese. Nel 2014, le autorità di Pechino vietarono la condivisione dei dati dell’ambasciata prima di un vertice internazionale con Barack Obama. Anche a New Delhi, città soffocata dallo smog, i dati statunitensi sono stati un riferimento essenziale.
La decisione rientra nei massicci tagli promossi dall’amministrazione Trump, con il supporto di Elon Musk, colpendo programmi ambientali e aiuti esteri. Il nuovo Segretario di Stato, Marco Rubio, ha confermato riduzioni anche nei programmi climatici, in linea con l’agenda conservatrice.
La fine del monitoraggio USA potrebbe ridurre la trasparenza sui livelli di inquinamento globale, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica e sulle politiche ambientali internazionali.
