Un tempo, il 1° Aprile era sinonimo di scherzi ben congegnati, con i giornali e le televisioni più autorevoli che si divertivano a ingannare bonariamente i lettori con notizie stravaganti. Oggi, però, questa tradizione sembra essere quasi scomparsa. Il motivo? L’era delle fake news e la crescente sfiducia nei confronti dei media.
Quando gli spaghetti crescevano sugli alberi
Nel 1957, la BBC fece cadere nella rete dello scherzo migliaia di britannici con un servizio televisivo che mostrava una famiglia svizzera intenta a raccogliere spaghetti dagli alberi. Per molti spettatori, l’idea non era così assurda: all’epoca, infatti, gli spaghetti non erano un piatto comune nel Regno Unito. Il tono serio del celebre giornalista Richard Dimbleby e le immagini ben realizzate resero la messinscena ancora più credibile.
Negli anni successivi, la stampa britannica fece di questa tradizione un appuntamento fisso. Nel 1977, il Guardian pubblicò una guida dettagliata su “San Serriffe”, un’isola inesistente dell’Oceano Indiano, il cui nome era un gioco di parole sui caratteri tipografici. Più recentemente, nel 2014, il Guardian fece credere ai lettori che una Scozia indipendente avrebbe adottato la guida a destra, suscitando reazioni divertite e perplesse.
L’addio a una tradizione?
Oggi, però, trovare una notizia-burla il 1° Aprile è sempre più raro. Stuart Allan, professore di giornalismo alla Cardiff University, spiega che la crescente sfiducia nei media ha reso questi scherzi rischiosi. “Siamo immersi in un’era di fake news e disinformazione. Giocare con la credibilità giornalistica può essere dannoso”, afferma.
Anche Jim Waterson, direttore del sito London Centric, concorda: “Passi tutto l’anno a difendere l’importanza dei fatti, poi il primo aprile pubblichi notizie false per scherzo? Non funziona più”. E aggiunge: “Il vero problema è che oggi i pesci d’aprile non sono neanche divertenti”.
L’ombra dei social media e dell’intelligenza artificiale
Uno dei motivi principali della scomparsa di questa tradizione è il modo in cui le notizie vengono consumate oggi. Se un tempo i lettori sfogliavano il giornale consapevoli della data e del contesto, oggi le notizie viaggiano sui social media e possono essere condivise senza indicazioni temporali. Molte persone diffondono articoli senza nemmeno leggerli, secondo uno studio della Columbia University. Una notizia pubblicata per scherzo potrebbe essere presa sul serio mesi dopo, con conseguenze imprevedibili.
A complicare ulteriormente il quadro c’è l’intelligenza artificiale. Le immagini e i testi generati dall’IA hanno reso ancora più difficile distinguere il vero dal falso, aumentando il rischio di disinformazione. In questo scenario, il ruolo dei media nel proteggere l’informazione da manipolazioni è più cruciale che mai.
Uno scherzo che non fa più ridere
Oltre alla disinformazione, anche il clima politico globale ha avuto un impatto. Con leader mondiali pronti a bollare qualsiasi notizia scomoda come “fake news“, i media sono sempre più riluttanti a pubblicare storie volutamente false, anche se a scopo umoristico.
Così, il pesce d’aprile giornalistico sembra destinato a scomparire. Forse, in un’epoca in cui la verità è continuamente messa in discussione, non c’è più spazio per gli scherzi. Oppure, semplicemente, non siamo più disposti a farci ingannare, nemmeno per gioco.

