Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si rinnova, come ogni anno, l’impegno per la tutela di una delle specie simbolo della biodiversità italiana: il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), endemismo dell’Appennino Centrale e vera eccellenza faunistica nazionale. Dopo aver rischiato l’estinzione nel secolo scorso, questa sottospecie ha oggi una storia di conservazione di successo, frutto di monitoraggi costanti e strategie gestionali mirate.
Durante l’estate e l’autunno del 2024, il Servizio Scientifico del Parco, i Guardiaparco, i Carabinieri Forestali e i volontari del Servizio Civile hanno condotto le consuete operazioni di monitoraggio della popolazione di camoscio, articolate in due sessioni distinte: una estiva e una autunnale. Le operazioni si sono svolte in otto giornate complessive, distribuite su diversi settori dell’area protetta.

629 camosci contati nel 2024: la popolazione si mantiene stabile
Il censimento ha permesso di rilevare 629 esemplari di camoscio appenninico presenti nel Parco, a cui si aggiungono 141 nuovi nati nell’anno. Numeri che confermano un quadro di stabilità demografica, in particolare nell’areale storico della specie – che comprende località come Camosciara, Monte Amaro, Meta, Rocca Altiera, Gravare e le Mainarde molisane-laziali.
Cresce l’area del Monte Marsicano: segnale positivo per l’espansione della specie
L’analisi dei dati, curata dal Servizio Scientifico, mostra una tendenza positiva nella popolazione presente nell’area del Monte Marsicano, una zona di più recente colonizzazione da parte della specie. Qui, negli ultimi anni, il trend appare in crescita, confermando l’efficacia dei progetti di reintroduzione e gestione attiva.
Tasso di sopravvivenza dei capretti: indicatori nella norma
Il recruitment – ovvero il tasso di sopravvivenza dei capretti nati l’anno precedente – è stato valutato al 65% nell’areale storico e al 53% nell’area del Marsicano. Valori che si collocano nella media degli ultimi anni e in linea con quanto riportato in letteratura scientifica.
Degno di nota è il dato riferito agli ultimi dieci anni nell’area del Marsicano, dove il recruitment ha raggiunto una media prossima all’80%. Anche nell’areale storico, il trend del recruitment risulta positivo.
Espansione demografica anche in aree storiche: Rocca Altiera e Mainarde in crescita
Guardando al dettaglio territoriale, spiccano segnali incoraggianti anche da settori storici come Rocca Altiera, Gravare e le Mainarde. In queste aree, la popolazione mostra un incremento progressivo nell’ultimo decennio, confermando il buono stato di salute degli habitat montani e l’efficacia della protezione ambientale.
Un patrimonio da difendere: il valore ecologico del camoscio appenninico
Il camoscio appenninico non è solo un simbolo del Parco, ma rappresenta anche un indicatore chiave dello stato di salute dell’ecosistema montano. La sua presenza e distribuzione offrono informazioni preziose sulla qualità dell’ambiente, la disponibilità alimentare e la pressione antropica nei territori d’alta quota.
Il 2024 conferma il successo della conservazione
Il bilancio del monitoraggio 2024 restituisce un quadro solido, fatto di popolazione stabile, nuove nascite incoraggianti e espansione dell’areale in zone strategiche. Tuttavia, cambiamenti climatici, disturbo antropico e frammentazione degli habitat restano minacce concrete.
Per questo il lavoro di monitoraggio, sensibilizzazione e tutela deve proseguire, nella consapevolezza che la conservazione del camoscio appenninico dipende da un equilibrio delicato tra natura e responsabilità umana.