Dopo un inverno caratterizzato da un vortice polare insolitamente forte e stabile, la stagione si avvia alla conclusione con un’evoluzione interessante e degna di nota. Il vortice polare, pur mostrando segni di cedimento, non ha ancora abbandonato del tutto la scena atmosferica e continua a influenzare la circolazione generale nell’emisfero settentrionale.
Nelle ultime settimane, si è verificato un importante cambiamento nella dinamica stratosferica. I venti dominanti a 60° di latitudine nord, tradizionalmente da ovest verso est durante la stagione invernale, hanno subito un’inversione di direzione il 9 marzo, diventando orientali. Questo cambio rappresenta una chiara manifestazione di una forte perturbazione del vortice polare, un fenomeno noto come riscaldamento stratosferico improvviso. Tuttavia, tale inversione non implica la completa dissoluzione del vortice. Piuttosto, il sistema ha mostrato un progressivo spostamento dalla sua posizione tipica centrata sul Polo Nord, dislocandosi verso l’Europa settentrionale.

Le attuali proiezioni suggeriscono che il vortice polare difficilmente recupererà la sua struttura originaria o tornerà a posizionarsi stabilmente sopra il Polo nel corso di questa stagione. I venti a 60° nord dovrebbero mantenersi orientali e i residui del vortice, ancora presenti sopra l’Europa settentrionale, tenderanno a dissolversi gradualmente. Questa dinamica configura un evento di riscaldamento stratosferico finale, probabilmente l’ultimo della stagione. La sua tempistica anticipata lo rende particolarmente significativo: è infatti uno dei più precoci riscaldamenti finali osservati dal 1958.
Per comprendere appieno la natura di questo fenomeno, è utile ricordare il meccanismo alla base della formazione del vortice polare. Durante l’inverno boreale, l’inclinazione dell’asse terrestre fa sì che il Polo Nord resti in ombra per lunghi mesi. In assenza di radiazione solare, la stratosfera polare si raffredda notevolmente, mentre quella tropicale rimane relativamente più calda. Questo squilibrio termico innesca un flusso di massa d’aria calda dai tropici verso le latitudini più alte. A causa della rotazione terrestre, questa massa d’aria viene deviata verso destra, generando un flusso di venti occidentali che circonda il Polo e costituisce il cuore del vortice polare.
Quando interviene un riscaldamento stratosferico improvviso, le temperature polari aumentano bruscamente, talvolta superando quelle tropicali. In tal caso, la direzione dei venti può invertirsi, passando da ovest-est a est-ovest. Se tale perturbazione avviene nei mesi di gennaio o febbraio, quando il Sole non è ancora tornato a illuminare il Polo, la stratosfera polare può raffreddarsi nuovamente, permettendo la ricostituzione del vortice. Ma se l’evento si verifica più tardi, come accaduto quest’anno, l’insolazione crescente impedisce un nuovo raffreddamento efficace e i venti orientali possono persistere, segnando la fine definitiva del vortice per quella stagione.
Le ripercussioni al suolo di un evento di riscaldamento stratosferico finale non sono trascurabili. Le recenti analisi mostrano un accoppiamento significativo tra la stratosfera e la troposfera, evidenziato da un aumento dello spessore atmosferico sopra le regioni polari. Questo fenomeno, associato a una pressione atmosferica più elevata, tende a favorire condizioni più miti rispetto alla norma nell’area artica. Tuttavia, l’effetto sulla circolazione generale può portare a una maggiore instabilità nel flusso del jet stream, con conseguenti anomalie termiche in superficie.
In particolare, si osserva un incremento della probabilità di temperature inferiori alla media stagionale in alcune aree dell’emisfero settentrionale, come l’Europa settentrionale, l’Asia e la parte orientale degli Stati Uniti. Mentre alla fine di marzo il clima negli Stati Uniti orientali risultava sostanzialmente in linea con le medie stagionali, le più recenti previsioni indicano una tendenza al raffreddamento per i giorni a venire.
In sintesi, sebbene il vortice polare abbia mantenuto una struttura robusta per buona parte dell’inverno, evitando significative interazioni con la troposfera, ha offerto un epilogo inaspettato con un riscaldamento finale precoce e marcato. Questo evento rappresenta l’atto conclusivo della stagione stratosferica, chiudendo simbolicamente il ciclo invernale del vortice e aprendo la strada alla sua “ibernazione” estiva. Ma come sempre, nella dinamica atmosferica globale, ogni fine è anche l’inizio di una nuova trasformazione.