Per l’Europa inizia una settimana decisiva nella partita sui dazi. Domani il Commissario al Commercio, Maros Sefcovic, è atteso a Washington per dare il via alle trattative con la Casa Bianca; giovedì sarà invece il premier Giorgia Meloni a volare nella capitale per incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il giorno dopo riceverà a Palazzo Chigi il vice del Tycoon, Jd Vance. Ma il negoziato “non è semplice”, mette in guardia il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, collegato alla scuola di formazione politica della Lega. “Gli interessi ognuno cerca di farli a casa propria, dobbiamo trovare una sintesi, un compromesso corretto”, dice il numero uno del Mef, che la settimana successiva sarà anche lui a Washington per vedere il segretario del Tesoro americano Scott Bessent.
La decisione dell’amministrazione americana di imporre ‘tariffe reciproche’ è arrivata il 2 aprile, affondando le borse di tutto il mondo. Poi, una settimana dopo, il dietrofront: una pausa di 90 giorni – che ha fatto letteralmente volare i mercati – per trattare con tutti. Tutti tranne la Cina. Per il Dragone i dazi, al contrario, sono aumentati arrivando al 145%. Nella notte del 12 aprile però la nuova sterzata: un’esenzione per pc e smartphone, ma solo “temporanea”.
La situazione
Sono giorni caotici e l’Unione europea cerca di prepararsi. In questo scenario, l’Italia può giocare un ruolo: quello di ponte trans-atlantico. “Nei vertici internazionali tanti partner europei guardano al rappresentante e al ministro italiano, per vedere cosa dice e come può interpretare questa sorta di ponte o vicinanza con l’amministrazione americana”, ribadisce il titolare di via XX Settembre. Uno sforzo quindi, quello italiano, di “tenere forte il legame con gli Stati Uniti” che può essere “strategico anche per l’Europa”, sottolinea Giorgetti.
L’Ue però non ragiona solamente di tariffe. “Sicuramente il punto di partenza saranno i dazi, ma altrettanto sicuramente abbiamo una questione aperta sulla tassazione internazionale”, puntualizza il ministro. “C’è l’ambizione di creare la global minum tax internazionale, che l’amministrazione Trump ha messo in un cassetto, e dobbiamo cercare di gestire la tassazione sul web che in Italia è già partita, e questo è un altro aspetto importante”. E c’è un altro aspetto ancora “di cui non parla nessuno: una forma di dazio implicito che viaggia attraverso il valore delle monete”, chiosa Giorgetti.
“Anche su questo vale la pena concentrare l’attenzione perché è collegato alla politica monetaria della Fed o della Bce, e quindi la correlazione rispetto alla competitività del sistema italiano ed europeo rispetto a quello americano dipende anche da questo fattore”. Insomma, spiega il ministro, ”non ci sono solo i dazi ma anche la gamba valutaria e fiscale nel negoziato e nella discussione con gli Usa e con il resto del mondo. Allungare le antenne anche su questi aspetti sarà utile”:
Secondo Giorgetti, bisogna allargare le maglie del ragionamento: “lo scossone che parte dall’amministrazione Trump, quindi dalla politica, ridisegnerà l’ordine mondiale. Oggi si discute di dazi e tariffe, un ritorno al mercantilismo, qualcuno dice, ma occorre dire con tranquillità che il Wto è già morto da qualche anno”. E usa una metafora per descrivere l’ora in cui si trova oggi il mondo: “questo momento è come le doglie di un parto di un nuovo sistema, in cui le regole della globalizzazione devono essere riscritte”.
