Esche avvelenate nei Parchi: il Nucleo Cinofilo del PNALM in prima linea

Un’unità specializzata opera ogni giorno per proteggere la fauna selvatica del Parco Nazionale d’Abruzzo da esche e bocconi avvelenati

Nei territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la battaglia contro l’avvelenamento della fauna selvatica non si ferma, nemmeno durante le festività. A confermarlo è l’ennesimo intervento, effettuato dal Nucleo Cinofilo Antiveleno proprio nei giorni di Pasqua, in seguito al ritrovamento di un lupo morto nei pressi di Aschi Alto.

La segnalazione ha richiesto un’azione tempestiva. L’obiettivo era chiarire se la morte dell’animale fosse da collegare alla presenza di esche o bocconi avvelenati. Il corpo del lupo, ormai in avanzato stato di decomposizione, è stato posto sotto sequestro e trasferito presso la sede di Caruscino (Avezzano) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, dove sarà sottoposto ad analisi per accertarne le cause del decesso.

Esche avvelenate PNALM Durante l’ispezione, le unità cinofile e i conduttori non hanno rilevato tracce di sostanze tossiche o altre carcasse sospette. Questo primo esame sul campo sembrerebbe dunque escludere l’avvelenamento, in linea con quanto riscontrato in casi recenti come quello dell’orso morto nella Valle Carritana.

Tuttavia, gli accertamenti tossicologici e di laboratorio, condotti dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, saranno decisivi per chiarire l’origine del decesso, sebbene lo stato della carcassa possa rendere difficile un’analisi conclusiva.

Un’area segnata da una storia difficile

La zona dell’Olmo di Bobbi, teatro dell’ultima ispezione, è tristemente nota: due anni fa furono rinvenute nove carcasse di lupi e alcuni grifoni avvelenati. Tra le vittime anche Viking e Visir, due pastori tedeschi del Nucleo Cinofilo del Parco.

A supporto dell’intervento è giunto anche un Nucleo Cinofilo dei Carabinieri Forestali del Reparto Parco di Assergi, il primo fondato in Italia nel 2010 nell’ambito del progetto Life Antidoto. Iniziative come questa hanno creato nel tempo una rete preziosa per la lotta all’uso di esche avvelenate, una pratica illegale ancora troppo diffusa.

Un 2025 di attività intensa e risultati incoraggianti

Nei primi quattro mesi del 2025, il Nucleo Cinofilo del Parco ha svolto 51 ispezioni: 29 d’urgenza, legate a sospetti casi di avvelenamento, e 22 a scopo preventivo. Solo una ha dato esito positivo (a Settefrati), mentre tutte le altre hanno avuto esito negativo.

Anche gli interventi più recenti in località Macchia Marina, Bisegna e San Donato Val Comino non hanno rilevato la presenza di veleni. In particolare, il decesso di un cane inizialmente sospettato non è stato collegato a sostanze tossiche.

Nuove forze in campo: l’impegno della società civile

Presto si affiancherà al lavoro delle forze ufficiali una nuova unità cinofila antiveleno promossa dalle associazioni Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines. A guidarla sarà Wild, una belga malinois addestrata, insieme all’operatore Julien Leboucher.

Questa collaborazione tra enti pubblici, forze dell’ordine e organizzazioni ambientaliste rappresenta un modello virtuoso di tutela ambientale e protezione della biodiversità.

Il valore di una vigilanza silenziosa ma fondamentale

Il lavoro delle unità cinofile antiveleno è spesso invisibile, ma resta tra i più efficaci strumenti per difendere gli ecosistemi appenninici. In un contesto dove la minaccia dell’avvelenamento è ancora presente, la prevenzione e la sorveglianza costante sono essenziali per garantire un futuro alle specie più vulnerabili.

La speranza è che un giorno questo tipo di interventi non sia più necessario. Fino ad allora, la loro missione resta insostituibile.