I partiti che formeranno il prossimo governo tedesco (l’Unione dei due partiti conservatori Cdu e Csu e la socialdemocratica Spd) hanno posto al centro del loro accordo di coalizione l’accessibilità economica e l’efficienza della svolta energetica tedesca. Entro l’estate 2025 sarà effettuato un monitoraggio completo del fabbisogno energetico, della sicurezza dell’approvvigionamento e dell’espansione delle rinnovabili. I partner di coalizione confermano l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2045, ma privilegiano costi energetici “bassi e prevedibili”. “Il nostro obiettivo è quello di mantenere bassi e prevedibili i costi energetici, che siano competitivi a livello internazionale”, si legge nell’accordo, una dichiarazione accolta positivamente dal settore industriale ed energetico. L’espansione della rete elettrica sarà ridimensionata secondo “esigenze realistiche”, favorendo linee aeree anziché cavi sotterranei, con un potenziale risparmio di 20 miliardi di euro. Per famiglie e imprese è previsto uno sgravio di almeno 5 centesimi per kilowattora e l’abolizione della tassa di stoccaggio del gas.
La coalizione intende incentivare la costruzione di 20 gigawatt di centrali elettriche di riserva entro il 2030. Queste strutture dovrebbero integrare la produzione da rinnovabili nei momenti di insufficiente copertura del fabbisogno, con distribuzione su tutto il territorio nazionale, preferibilmente nei siti delle centrali esistenti. Tuttavia, il settore considera irraggiungibile questo traguardo temporale, stimando necessari almeno sei anni dalla pianificazione alla messa in funzione di una centrale. Più controversa è l’intenzione di consentire alle vecchie centrali in riserva di rete di tornare a operare sul mercato in situazioni di congestione, nella misura in cui ha suscitato critiche da parte degli operatori che temono un disincentivo agli investimenti in nuove centrali flessibili e sistemi di stoccaggio. Previsto un ampio utilizzo delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂ sia per l’industria che per le centrali a gas, mentre il tema del nucleare risulta completamente assente dall’accordo, nonostante le recenti pressioni dell’Unione per valutare la riattivazione delle centrali dismesse.
