La sonda Juno della NASA, in orbita attorno a Giove dal 2016, ha recentemente avuto un piccolo contrattempo durante la sua missione di esplorazione del gigante gassoso. Nonostante un improvviso ingresso in “safe mode“, la sonda è tornata pienamente operativa. Ecco cosa è successo e perché questi episodi sono parte delle missioni di una sonda interplanetaria.
Cos’è successo a Juno?
Il 9 aprile, la NASA ha annunciato che Juno è “tornata alle normali operazioni“, rassicurando la comunità scientifica e il pubblico. La sonda nei giorni precedenti era entrata in modalità di sicurezza (“safe mode”), precisamente il 4 aprile, durante il suo 71° passaggio ravvicinato a Giove, noto come “perigiove”. Secondo la NASA, il primo episodio si è verificato alle 05:17 del mattino EDT, circa un’ora prima del massimo avvicinamento al pianeta. La sonda è rientrata in modalità di sicurezza una seconda volta, 45 minuti dopo aver superato il perigiove.
La modalità di sicurezza: come funziona e perché è normale
Quando una sonda entra in modalità di sicurezza, non significa necessariamente che ci sia stato un guasto critico. Si tratta, in effetti, di un protocollo di autoprotezione programmato per attivarsi in caso di anomalie o condizioni operative impreviste. Durante questo stato, tutti gli strumenti scientifici vengono temporaneamente disattivati, consentendo ai sistemi principali di concentrarsi sulla diagnosi e sulla stabilizzazione della situazione, prima di riprendere regolarmente le attività.
Non è la prima volta che accade a Juno: la sonda era già entrata in modalità di sicurezza in altre 2 occasioni, senza conseguenze gravi. Anche altri veicoli spaziali della NASA, come il telescopio Hubble e il satellite TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), sono entrati in modalità di sicurezza durante le loro missioni e sono poi tornati a operare normalmente.
Il ruolo delle fasce di radiazione di Giove
Una delle principali sospettate dietro l’anomalia di Juno è l’estrema intensità delle fasce di radiazione gioviane. Queste fasce, analoghe alle fasce di Van Allen che circondano la Terra, sono composte da particelle cariche ad alta energia che sfrecciano a velocità incredibili, creando un ambiente estremamente ostile per l’elettronica di bordo.
Per proteggere i suoi sistemi sensibili, Juno è equipaggiata con una speciale “cassaforte” in titanio, nota come radiation vault, progettata per schermare l’elettronica dai danni potenziali causati dalla radiazione intensa. Tuttavia, anche con tali protezioni, l’ambiente vicino a Giove è così estremo che alcuni disturbi possono comunque verificarsi.
Come ha spiegato la NASA, le condizioni intorno a Giove sono molto più estreme rispetto alla Terra: se le fasce di Van Allen terrestri possono essere paragonate a un “idromassaggio caldo”, quelle di Giove sarebbero più simili a un “idromassaggio di lava”, o forse addirittura peggio.
Guardando al futuro: il prossimo appuntamento con Giove
Il prossimo appuntamento ravvicinato di Juno con Giove è previsto per il 7 maggio. Gli ingegneri e i ricercatori della NASA monitoreranno attentamente la sonda durante il sorvolo, nella speranza che i sistemi di comunicazione e gli strumenti scientifici non subiscano ulteriori interruzioni.
Nel frattempo, Juno continua la sua missione pionieristica, fornendo dati senza precedenti sull’atmosfera, il campo magnetico e la struttura interna di Giove, aiutando la scienza a svelare i misteri del più grande pianeta del nostro Sistema Solare.
