L’ondata di maltempo che ha colpito il Piemonte nei giorni scorsi è paragonabile alle alluvioni del 1994 e del 2020. È quanto emerso dal vertice che si è svolto oggi tra il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, gli assessori alla Protezione Civile Marco Gabusi e quello agli Enti locali Enrico Bussalino, con i Presidenti delle Province piemontesi e i rappresentanti degli enti locali Anci, Uncem, Upi, Anpci e Ali. “Seppur con numeri inferiori – spiega Gabusi – i dati dei tecnici ci dicono che l’evento è paragonabile a quelli del 1994 e 2000″.
Dal 15 aprile al 17 aprile scorsi, il Piemonte è stato colpito da precipitazioni molto forti. I valori massimi si sono concentrati sulle zone alpine del Torinese, Biellese e Verbano con valori generalmente compresi tra 300 e 400mm e picchi di oltre 500mm in poco meno di 72 ore. Sull’Appennino Ligure, con apporti significativi sul Belbo, alto bacino della Bormida con accumuli superiori ai 200mm. I valori osservati sono comparabili a quelle di eventi alluvionali che hanno interessato in passato la regione, in particolare l’alluvione dell’autunno 2020.
Record di pioggia nel Vercellese
È una stazione di rilevamento in alta Valsesia, quella di Boccioleto, provincia di Vercelli, ad avere fatto registrare il record di accumulo di pioggia nelle 48 ore tra mercoledì 16 e giovedì 17 aprile. Il pluviometro ha infatti raggiunto quota 569 millimetri. Lo comunica il Centro Meteo Piemonte.
Evento di stampo autunnale
Dal confronto, risulta evidente il carattere “autunnale” del recente evento: pur essendo primavera, il confronto è necessariamente con eventi meteo-pluviometrici autunnali (novembre 1994, ottobre 2000, novembre 2016, novembre 2020).
Altra caratteristica peculiare dell’evento è la durata, che è stata significativamente ridotta, pur con accumuli abbastanza confrontabili con questi eventi: 72 ore di precipitazioni complessivamente, ma con intensità più significative in 50-60 ore. L’evento è paragonabile a quello alluvionale del 13-16 ottobre del 2000, anche se la durata è stata inferiore (72 ore rispetto alle 96 ore) e i valori massimi inferiori: nel 2000 si registrarono fino a 740mm a Bognanco (Verbania) nel bacino del Toce, oltre 700mm sui bacini di Orco e Stura di Lanzo e oltre 300mm sul bacino della Dora Riparia. Di conseguenza, le portate massime registrate furono superiori con 3100m3/s a Tavagnasco (Torino) sulla Dora Baltea, 2300m3/s a Torino Murazzi (contro gli attuali 1000m3/s). Tuttavia, se si considera la portata massima del fiume Po alla chiusura del bacino piemontese ad Isola San Antonio (Alessandria), nel 2000 si registrarono 10500m3/s, di poco superiori agli attuali 10300m3/s.
Le zone colpite
Dal punto di vista della distribuzione areale delle precipitazioni, l’evento mostra similitudini anche con quello del 1994, seppure con quantitativi decisamente inferiori sulle zone al confine con la Liguria; anche in questo evento osserviamo un canale di forti piogge che si estende dall’Appennino Ligure (piena delle Bormida) fino alle pianure settentrionali, passando per le zone collinari di Langhe (piena del torrente Belbo) e del Monferrato. Infine, nell’evento del 2025 sono state risparmiate le vallate occidentali del Cuneese, mentre l’Alto Tanaro è stato interessato da quantitativi inferiori che hanno determinato una piena moderata nelle sezioni a valle fino alla confluenza col Po.
Maltempo Piemonte, si lavora alla stima dei danni: non meno di 15 milioni
L’obiettivo consegnato alle Province è di avere una stima dei danni pronta all’inizio della prossima settimana in vista del riconoscimento dello Stato di emergenza chiesto al governo. Ma una prima stima prudenziale di Regione Piemonte – che ha già garantito i primi 5 milioni per le opere di somma urgenza – supera già i 15 milioni di euro. È il primo bilancio fatto nel vertice di questa mattina. Cirio e gli amministratori hanno elogiato “l’accuratezza delle previsioni di Arpa (con bollettini ogni sei ore alla Sala operativa regionale), e la tempestività degli interventi dei tecnici e della Protezione Civile”, che in poche ore ha messo in campo oltre 1.500 volontari, che hanno permesso di contenere i danni. Importanti anche gli interventi di messa in sicurezza di grandi fiumi e versanti che sono stati fatti negli anni successivi all’alluvione del 1994.
La situazione più critica è passata, ma vanno monitorate con particolare attenzione le frane: sono oltre 500 quelle già censite, ma il numero potrebbe aumentare.
Cirio ha sentito più volte in questi giorni il Ministro Nello Musumeci, e il vicepresidente Antonio Tajani, “durante il Consiglio dei Ministri di ieri, ha posto la questione all’attenzione del governo, da cui abbiamo avuto importanti rassicurazioni sul supporto e la vicinanza“.
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