Mentre la primavera avanzava, un evento meteorologico raro ha colpito le Alpi centro-occidentali tra il 15 e il 20 aprile 2025. In un contesto climatico in cui la neve di metà primavera è sempre meno frequente, una serie di perturbazioni ha riportato condizioni tipicamente invernali, con nevicate abbondanti che hanno interessato ampie aree di Francia, Svizzera e Italia. Un fenomeno che, per estensione e intensità, ha pochi precedenti nella storia recente.
Dove è caduta la neve e quanto è nevicato
I settori alpini più colpiti sono stati quelli di confine tra Francia, Svizzera e Italia:
- In Savoia, sopra i 2.000 metri, gli accumuli hanno superato il metro di neve fresca, con fiocchi che sono scesi fino a 500 metri di quota. Località come Saint-Jean-de-Maurienne si sono ritrovate imbiancate come in pieno inverno.
- A Val d’Isère (1.850 m), sono stati misurati 86 cm di neve fresca in paese e oltre 1,2 metri sulle cime di Solaise (2.500 m).
- A Val Thorens (3.200 m), la situazione è stata simile: 1 metro di neve in quota e 90 cm nel centro abitato.
- Impressionanti anche i dati di Chamonix, con 40 cm in paese e più di 1,3 metri di accumulo all’Aiguille du Midi (3.842 m).
- Nel Vallese svizzero, il 17 aprile, sono stati registrati oltre 100 cm di neve fresca in alta quota, causando blackout e interruzioni delle vie di comunicazione.
- Sulle montagne italiane, tra Valle d’Aosta, Piemonte e Dolomiti, gli accumuli hanno localmente superato i 50 cm anche sotto i 2.000 metri.

Una nevicata così abbondante e diffusa, in pieno aprile, è stata considerata dagli esperti un evento “eccezionale”.
Rischi e conseguenze sulle Alpi
L’improvvisa quantità di neve ha portato con sé rischi significativi:
- Il pericolo valanghe ha raggiunto livelli estremamente alti: in zone come la Savoia e l’Alta Savoia, il grado di rischio è stato elevato a 4 su 5 e, in alcune aree fuori pista, addirittura al massimo livello di 5 su 5.
- Numerose strade alpine sono state chiuse per precauzione o a seguito di slavine, come la D902 per Val d’Isère e il Traforo del Gran San Bernardo.
- Il peso della neve fresca ha provocato blackout elettrici e danni alle infrastrutture, complice anche la formazione di ghiaccio su linee e cavi.
- Il rapido aumento delle temperature previsto nei giorni successivi sta ora aumentando ulteriormente il rischio di valanghe spontanee e frane nei fondovalle.
Un ritorno all’inverno come non si vedeva da decenni
Per trovare una situazione simile a quella vissuta ad aprile 2025 sulle Alpi, occorre risalire a oltre sessant’anni fa.
Le cronache e i dati storici ricordano che l’ultima nevicata di questa portata nella regione della Savoia si verificò nel 1962.
In effetti, l’immagine offerta da queste giornate è apparsa quasi surreale: piste da sci riaperte, paesaggi da cartolina imbiancati a primavera inoltrata e temperature rigide in quota.
Alcune stazioni sciistiche, come quelle della Tarantasia e dell’Alta Moriana, hanno deciso di prolungare la stagione sciistica fino a maggio, approfittando della neve eccezionale.
Le cause meteorologiche dietro l’evento eccezionale
Il ritorno dell’inverno sulle Alpi è stato innescato da un particolare schema meteorologico:
- Ripetuti impulsi perturbati atlantici, in combinazione con correnti fredde da est, hanno portato aria umida e instabile sull’arco alpino.
- Le temperature insolitamente basse per il periodo hanno permesso alle precipitazioni di assumere carattere nevoso anche a quote molto basse, fino ai 500 metri in alcune valli.
Secondo gli esperti, la configurazione atmosferica responsabile è estremamente rara ad aprile, quando normalmente prevalgono condizioni più miti e stabili.
Evento raro per aprile, la neve ha raggiunto anche il fondo valle. […] Le precipitazioni continuano e la stazione ha annunciato la sua apertura fino al 4 maggio, approfittando di questa eccezionale nevicata tardiva.
Conclusione: un evento destinato a entrare nei libri di storia climatica
La nevicata di metà aprile 2025 sulle Alpi centro-occidentali ha riscritto le statistiche meteorologiche della regione.
Accumuli superiori a 1 metro in quota, rischio valanghe massimo, blackout, strade interrotte: un evento meteorologico eccezionale che ha trasformato la primavera in pieno inverno.
In un’epoca di cambiamenti climatici in cui gli inverni tendono a essere sempre più brevi e irregolari, episodi come questo ci ricordano che la natura è ancora capace di sorprendenti inversioni di tendenza.