Secondo una previsione di ricercatori della Stanford University pubblicata sulla rivista ‘Jama’, negli Stati Uniti potrebbero verificarsi milioni di casi di morbillo nei prossimi 25 anni se i tassi di vaccinazione contro la malattia diminuiranno del 10%. Per l’infettivologo Matteo Bassetti, però, questi scenari dovrebbero preoccupare anche l’Italia. “Con queste coperture vaccinali che hanno negli Stati Uniti, e che secondo me abbiamo in alcune regioni italiane, è chiaro che i numeri sono enormi per l’America: parliamo di 170 mila ricoveri e circa 2.500 decessi in un modello di prospettiva annuale. Ma se avessimo in Italia numeri anche 10 volte inferiori, bisognerebbe ripensare il sistema sanitario”, spiega l’esperto all’Adnkronos Salute.
Si rischia di tornare indietro nel tempo, osserva il direttore di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. “Tra 20 anni – segnalava Bassetti in un post commentando lo studio Usa – con le coperture vaccinali odierne il morbillo tornerà ad essere una malattia endemica con migliaia di ricoveri e decessi nel mondo. I sistemi sanitari dovranno essere ripensati tornando ai modelli ospedalieri degli anni ’60-70″. Ecco perché quanto prospettato su Jama andrebbe “guardato attentamente non solo dagli americani, ma anche dagli italiani”. Oggi “nei reparti di pediatria, negli ospedali pediatrici non hanno posti letto per ricoverare malattie infettive. Dove li mettiamo i pazienti col morbillo?”. Il tema delle vaccinazioni diventa cruciale, secondo lo specialista e “bisognerebbe evidenziarlo ai politici, perché se la gente non si vaccina, si dovranno buttare decine di milioni di euro nella realizzazione di ospedali per la gestione delle malattie infettive anche in Italia”.
E’ un tema, secondo Bassetti, “che va affrontato con estrema urgenza, perché questo è un modello che dice cosa succederà tra 20 anni. Oggi bisogna già ripensare a come sarà la sanità tra 20 anni, soprattutto a livello pediatrico. Forse bisognerà tornare, come negli anni ’90 per l’Hiv, a fare dei reparti di malattie infettive, per quanto riguarda il morbillo e altre malattie contagiose. Io mi auguro e credo che questi numeri vengano presi in considerazione. E’ evidente che questo scenario dei prossimi vent’anni non riguarderebbe solo il morbillo, ma probabilmente anche altre malattie prevenibili da vaccino, perché se continuiamo a perdere coperture vaccinali nei confronti del morbillo, evidentemente poi le perdiamo anche nei confronti di altre malattie, come la parotite, la rosolia”.
Gli scenari
Insomma, incalza Bassetti, “lo scenario che si riproporrà potrebbe essere quello che si vedeva negli anni ’70 o ’80, e da questo punto di vista bisognerebbe fare una considerazione, magari con una commissione ad hoc, anche a livello ministeriale o a livello delle regioni, per valutare se il nostro sistema ospedaliero e della medicina del territorio è in grado di gestire questo tipo di problematiche”. Il tutto partendo da modelli di previsione. “Se si facessero e lo scenario dovesse essere che, con le coperture vaccinali nel nostro Paese, si potrebbe arrivare a qualche migliaio di ricoveri per morbillo” nei prossimi anni, “dove li mettiamo questi pazienti? Abbiamo i posti dove mettere i bambini con il morbillo? Non credo. E’ chiaro che uno scenario del genere si deve considerare. Poi non è dato sapere se si realizzerà con certezza questa situazione, ma è evidente che qualche cosa in più bisogna fare”.
Il punto per Bassetti è che “non potremo perdere punti di copertura vaccinale e far finta di niente”. Non potremo “accettare che i bambini non siano vaccinati per il morbillo, che la legge si applica e non si applica. Allora che cosa succederà tra 20 anni? Ragioniamo su questo. Andrebbe forse fatto un ‘think tank’, realizzati degli scenari previsionali”. Solo sulla base di questi, secondo Bassetti, potremo dire “se sappiamo con certezza che tra 20 anni avremo un 96% di copertura vaccinale per il morbillo e quindi l’Italia non sarà un Paese a rischio. Ma per avere una risposta, queste cose bisogna dirle, bisogna commissionare a qualcuno dei lavori, anche a livello europeo, come quello che è stato fatto negli Stati Uniti”.
Tra l’altro, conclude, “dal 24 al 30 aprile si celebra la settimana mondiale dell’Oms ‘World Immunization Week’ e credo serva sensibilizzare, perché io trovo che ci sia davvero poca attenzione al problema, lo stiamo prendendo troppo sotto gamba. Anche a livello nazionale, ministeriale, il tema deve essere affrontato, è un’urgenza grave e non ci si può permettere leggerezza su questo tema. Credo che ci voglia una maggiore incisività anche da parte delle istituzioni”.
