Nuova corsa allo Spazio: l’obiettivo è l’orbita terrestre molto bassa

Il rischio di collisioni con detriti spaziali spinge gli scienziati a esplorare l'orbita terrestre molto bassa

Una nuova frontiera si apre nella corsa allo Spazio, abbandonando momentaneamente la Luna e le profondità siderali per concentrarsi sui margini dell’atmosfera terrestre. A guidare questa inedita competizione è la crescente congestione dell’orbita terrestre bassa (LEO), satura di migliaia di satelliti per comunicazioni come Starlink e OneWeb, con ulteriori lanci previsti. Questa densità elevata accresce il rischio di collisioni con detriti spaziali, spingendo gli scienziati a esplorare l’orbita terrestre molto bassa (VLEO).

Un team di ricerca congiunto della Pennsylvania State University e del Georgia Institute of Technology sta sviluppando un sistema di propulsione innovativo per rendere praticabile questa nuova frontiera. Sven Bilén, a capo del progetto presso la Penn State, sottolinea come orbitare più vicino alla Terra offra vantaggi significativi, tra cui immagini satellitari a risoluzione più elevata e trasmissioni dati più rapide. Tuttavia, mantenere i satelliti in VLEO rappresenta una sfida.

La soluzione proposta dal team è un propulsore al plasma a respirazione d’aria auto-neutralizzato, una tecnologia di propulsione elettrica finanziata con un milione di dollari dal programma Charge Harmony della DARPA. Questo sistema rivoluzionario utilizza l’aria circostante come propellente, raccogliendola, surriscaldandola con microonde ed espellendola per generare spinta. A differenza di altre tecnologie VLEO che richiedono un dispositivo esterno per neutralizzare il gas espulso, questo meccanismo è intrinsecamente auto-neutralizzante. “Questa tecnologia – conclude Bilén – potrebbe permetterci di esplorare orbite in una regione dello Spazio dove nessun satellite è mai stato prima“.