Un nuovo occhio puntato sul cosmo, capace di svelare segreti nascosti alla luce visibile: la NASA ha annunciato che il suo nuovissimo telescopio spaziale a infrarossi, SPHEREx (Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer), ha ufficialmente aperto i suoi “occhi” sul vasto universo.
È stato confermato che tutti i sistemi del telescopio stanno funzionando perfettamente, superando le aspettative. “Basandoci sulle immagini che stiamo vedendo, possiamo ora affermare che il team dello strumento ha fatto centro!“, ha dichiarato con soddisfazione Jamie Bock, principal investigator di SPHEREx presso il Caltech e il Jet Propulsion Laboratory della NASA in California.
Cos’è SPHEREx
SPHEREx può essere immaginato come una versione “grandangolare” del celebre telescopio spaziale James Webb. Entrambi operano nella banda infrarossa dello spettro elettromagnetico, il che permette loro di penetrare le dense coltri di polvere cosmica ed esplorare regioni estremamente distanti dell’universo, altrimenti inaccessibili agli strumenti che operano nella luce visibile. Tuttavia, i due telescopi hanno obiettivi scientifici complementari. Mentre il James Webb Space Telescope eccelle nello svelare i dettagli di singole stelle antiche, la specialità di SPHEREx è la mappatura di vaste aree del cielo.
Le prime immagini di SPHEREx
Le prime immagini rilasciate da SPHEREx, sebbene non rappresentino ancora la piena capacità del telescopio, sono fondamentali per la sua messa a punto. Ciascuno dei 6 pannelli presentati rappresenta uno dei 6 rivelatori di SPHEREx. Le 3 immagini in alto mostrano il campo visivo completo del telescopio, mentre le 3 immagini in basso catturano la stessa area di cielo.
Ogni rivelatore è sensibile a ben 17 bande di lunghezza d’onda uniche. Questo significa che SPHEREx è in grado di studiare l’universo in un totale di 102 bande spettrali. Sorprendentemente, anche in queste prime immagini di test, sono visibili circa 100mila sorgenti astronomiche.
I colori assegnati alle immagini sono ovviamente nella parte visibile dello spettro, ma rappresentano lunghezze d’onda infrarosse catturate da SPHEREx. Le aree più rosse corrispondono a lunghezze d’onda maggiori, mentre le aree più viola indicano lunghezze d’onda minori. Questa codifica cromatica rispecchia ciò che osserviamo nella luce visibile.
L’importanza dell’astronomia dell’infrarosso
L’importanza dell’astronomia dell’infrarosso risiede nel fenomeno dell’espansione dell’universo. Durante il loro lungo viaggio verso di noi, le onde luminose provenienti da oggetti cosmici lontani vengono “stirate” come elastici, spostandosi verso lunghezze d’onda maggiori, fino a raggiungere la regione infrarossa dello spettro. Osservare nell’infrarosso è quindi cruciale per studiare gli oggetti più antichi e distanti, formatisi poco dopo il Big Bang avvenuto circa 13,7 miliardi di anni fa.
Il team scientifico ha confermato che queste prime immagini dimostrano non solo che i rivelatori di SPHEREx sono attivi, ma anche che sono perfettamente a fuoco. La messa a fuoco dello strumento è stata un’operazione delicata, eseguita interamente sulla Terra, senza possibilità di ulteriori aggiustamenti nello Spazio.
Attualmente, i rivelatori sono in fase di raffreddamento. È essenziale mantenerli a temperature molto basse, poiché il calore in eccesso potrebbe interferire con le delicate misurazioni infrarosse. Basti pensare che le firme infrarosse sono simili alle firme termiche utilizzate, ad esempio, dai vigili del fuoco per individuare focolai nascosti. Una volta completato il raffreddamento, si prevede che SPHEREx sarà pronto per la sua missione scientifica.
“Questo è il campo visivo completo dell’osservatorio, un’area rettangolare circa 20 volte più ampia della Luna piena“, ha precisato la NASA. “Quando SPHEREx inizierà le operazioni scientifiche di routine alla fine di aprile, effettuerà circa 600 esposizioni ogni giorno“.
Il telescopio spaziale SPHEREx della NASA, costato 488 milioni di dollari, è stato lanciato lo scorso 11 marzo. Con le sue capacità uniche di mappatura infrarossa, si prepara a fornire dati preziosi sulla storia dell’universo, sull’epoca della reionizzazione e sulla composizione dei ghiacci cosmici, aprendo nuove finestre sulla nostra comprensione del cosmo.
