Con la scomparsa di Papa Francesco, il mondo perde non solo un pontefice rivoluzionario, ma anche una voce profetica sulla più grande sfida antropologica del nostro tempo: l’intelligenza artificiale. Jorge Mario Bergoglio, primo Papa a partecipare a un G7, ha scelto proprio l’IA come tema centrale del suo intervento al vertice di Borgo Egnazia nel 2024. Non l’immigrazione, non la povertà, ma il destino dell’uomo nell’era delle macchine intelligenti.
Dal 2020, con la “Call for an AI Ethics”, Francesco ha promosso un uso etico della tecnologia, chiedendo trasparenza, inclusione e responsabilità. Ha condannato le armi autonome e messo in guardia contro l’uso distorto dell’IA nei conflitti e nella disinformazione. La sua visione ha ispirato esperti e istituzioni, come padre Paolo Benanti, ora alla guida della commissione parlamentare sull’IA in Italia.
Nel gennaio 2025, la Santa Sede ha pubblicato Antiqua et Nova, documento che unisce sapienza antica e sfide future, rivolto a chi educa e guida. Francesco lascia un’eredità spirituale e intellettuale che richiama a un progresso “al servizio della persona e del bene comune”. Un’eredità che ora il mondo dovrà raccogliere.
