Un evento meteorologico storico che sfidò ogni previsione: ecco cosa accadde il 25 aprile 1972, giorno in cui la primavera lasciò spazio all’inverno sull’intera pianura piemontese. Chi immaginerebbe di trovarsi immerso in una nevicata con accumulo a Torino… nel pieno della primavera inoltrata? Eppure, è esattamente ciò che accadde il 25 aprile 1972, data che ancora oggi rimane impressa negli archivi meteorologici come quella della nevicata più tardiva con accumulo a Torino degli ultimi 250 anni. Un episodio unico, documentato sin dal 1787, che coinvolse l’intera fascia occidentale della Pianura Padana e che si tradusse in un vero e proprio colpo di scena climatico.

Una primavera che si trasformò improvvisamente in inverno
Quella giornata iniziò sotto cieli grigi, con piogge intermittenti e una temperatura mattutina che si aggirava intorno ai 9°C in pianura e 7°C in collina. Ma fu tra le 8 e le 9 del mattino che l’atmosfera cambiò bruscamente: una poderosa irruzione di aria fredda proveniente da Nordest, innescata da un’imponente struttura anticiclonica sull’Europa settentrionale e da una depressione estesa dai Balcani all’Italia, fece irruzione con tutta la sua forza.
Le raffiche di vento raggiunsero velocità impressionanti: 74 km/h a Caselle e ben 141 km/h al Bric della Croce, segnando un record di intensità per quella stazione tra il 1960 e il 2006. Questo fronte freddo non solo fece precipitare le temperature, ma trasformò progressivamente la pioggia in neve, dando vita a un fenomeno meteorologico raro e spettacolare.
Neve in città: 3 cm di stupore
A Torino, la neve cominciò a cadere intorno alle 13, inizialmente mista a pioggia, per poi intensificarsi durante il pomeriggio. Le precipitazioni proseguirono fino alle 20, depositando al suolo circa 3 cm di neve bagnata, che seppur destinata a sciogliersi completamente entro sera, riuscì comunque a creare disagi: i rami degli alberi, già carichi di foglie primaverili, cedettero sotto il peso della neve intrisa d’acqua.
Colline imbiancate e disagi diffusi
Le colline torinesi furono tra le aree più colpite. A Pino Torinese si misurarono 8 cm di neve fresca, mentre al Bric della Croce il manto raggiunse i 14 cm. Ma l’evento non si limitò alla città: la neve scese copiosa anche sulla pianura occidentale del Piemonte, coinvolgendo le province di Torino, Cuneo e Asti. In molte località, le raffiche di vento superarono abbondantemente i 100 km/h, accentuando ulteriormente l’intensità dell’ondata di maltempo.
Cuneo e le altre: un confronto con i primati storici
Nel capoluogo della Granda, tra i più nevosi d’Italia, si registrarono 6 cm di neve. Tuttavia, il primato della nevicata più tardiva a Cuneo non spetta a quella del 1972: il 2 maggio 1939, ad esempio, si verificò un evento con 3 cm di accumulo, e nel maggio 1879 la neve raggiunse addirittura i 15 cm in pieno centro città.
Nelle alte Langhe, l’accumulo fu ancora più significativo: Benevello, in provincia di Cuneo, venne sommersa da 20 cm di neve fresca, mentre nelle Alpi, oltre i 1500-2000 metri, si registrarono veri e propri blizzard con accumuli superiori ai 60-70 cm.
Un caso meteorologico che ancora oggi fa scuola
Il 25 aprile 1972 non fu solo una semplice giornata anomala: rappresenta tuttora un caso di studio per climatologi e appassionati di meteorologia, esempio lampante di come l’interazione tra strutture bariche complesse possa generare fenomeni atmosferici fuori stagione di portata storica.
In un’epoca in cui i cambiamenti climatici sembrano portare a inverni sempre più miti e primavere sempre più anticipate, ricordare eventi come questo ci aiuta a comprendere l’estrema variabilità del clima e l’importanza della memoria storica nelle analisi meteorologiche.