Gli Stati Uniti si preparano a forzare l’Unione Europea a prendere una decisione netta: stare con Washington o con Pechino. È quanto emerge da briefing riservati circolati tra ministri e funzionari europei dopo il recente incontro a Washington tra il Tánaiste e ministro degli Esteri irlandese Simon Harris e il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick. Secondo fonti diplomatiche di alto livello, la strategia americana è ormai chiaramente orientata verso una decisa “decoupling” dalla Cina. E il messaggio implicito è che chiunque voglia un accordo commerciale con gli Stati Uniti dovrà a sua volta allontanarsi da Pechino.
Attualmente, le tariffe imposte dagli Stati Uniti sui beni cinesi arrivano fino al 145%. Alcuni prodotti elettronici – come smartphone e laptop – sono stati momentaneamente esentati lo scorso fine settimana, ma la direzione generale è quella di una separazione netta dai flussi commerciali con la Cina.
L’UE sotto pressione: standard alimentari e ostacoli non tariffari nel mirino
I briefing indicano anche che Washington è disposta ad avviare trattative con l’UE, ma solo se Bruxelles sarà pronta a ridurre o eliminare le cosiddette “barriere non tariffarie”, come gli stringenti standard europei su prodotti alimentari e industriali.
Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno da tempo espresso insoddisfazione per il divieto europeo sull’importazione di carne bovina trattata con ormoni e pollo lavato con cloro – due pratiche comuni negli allevamenti americani ma bandite dalle normative europee. Fonti irlandesi ed europee hanno però già fatto sapere che un cambiamento degli standard su questi temi è altamente improbabile.
Nuove tariffe in arrivo: nel mirino anche il settore farmaceutico
Nel frattempo, l’amministrazione Trump sta valutando nuove tariffe, in particolare sull’importazione di farmaci, anche durante la cosiddetta “pausa di 90 giorni” annunciata la scorsa settimana. Questa pausa ha temporaneamente ridotto dal 20% al 10% le tariffe sulla maggior parte dei beni europei, ma i medicinali – soprattutto quelli prodotti in Irlanda – potrebbero essere colpiti da nuove imposte già nelle prossime settimane.
“Stiamo discutendo in buona fede o no?” ha dichiarato Simon Harris all’emittente RTÉ, commentando l’ipotesi di nuove tariffe durante le negoziazioni. “Se si tratta davvero di una trattativa leale, allora devono cessare le misure aggiuntive almeno per il momento”. Tuttavia, Harris ha anche sottolineato che sarebbe “sciocco” non prepararsi a uno scenario in cui le tariffe imposte da Trump restino in vigore a lungo termine.
Bruxelles pronta a negoziare, ma resta la linea rossa sugli standard
Il commissario europeo per il commercio, Maroš Šefčovič, ha incontrato lunedì scorso a Washington il segretario Lutnick, in un nuovo tentativo di mediazione. In una dichiarazione stringata, Šefčovič ha ribadito che l’UE “rimane costruttiva e pronta a un accordo”, e ha ricordato che la proposta europea prevede l’eliminazione reciproca delle tariffe sui beni industriali.
La vera incognita, tuttavia, resta la disponibilità dell’Europa a sacrificare le sue regole su qualità e sicurezza dei prodotti per ottenere un accordo commerciale con Washington. Una scelta che, oltre a rappresentare una svolta economica, avrebbe profonde implicazioni geopolitiche.
