Il 6 maggio 1976, alle ore 21, un violento terremoto colpì la regione Friuli Venezia Giulia, causando una delle più gravi tragedie sismiche della storia repubblicana italiana. La scossa principale, magnitudo 6.5, devastò numerosi comuni del Centro/Nord della regione, in particolare le province di Udine e Pordenone.
Il bilancio fu drammatico: circa 1.000 morti, migliaia di feriti e oltre 100mila sfollati. Interi paesi vennero rasi al suolo, tra cui Gemona, Venzone, Osoppo e Artegna. Oltre alle gravi perdite umane, i danni materiali furono incalcolabili: case, scuole, chiese e beni culturali vennero ridotti in macerie.
Nei giorni successivi, la macchina dei soccorsi si attivò rapidamente, coinvolgendo volontari, forze dell’ordine, esercito e Protezione Civile. La solidarietà nazionale fu immediata e commovente. Nonostante la tragedia, il popolo friulano diede prova di grande dignità e forza d’animo, affrontando con coraggio la ricostruzione.
Il terremoto del Friuli rimane un simbolo del dolore e della resilienza di una comunità colpita al cuore, ma capace di rialzarsi. È anche un monito sull’importanza della prevenzione sismica e della tutela del territorio.
