Un’indagine condotta dallo University College London (UCL) rivela un commercio illegale e sistematico di specie selvatiche in Corea del Nord, con il diretto coinvolgimento del governo. Pubblicato su Biological Conservation, lo studio documenta come lo Stato nordcoreano violi le proprie leggi ambientali, traendo profitto dalla cattura e vendita di animali protetti, come l’orso nero asiatico, il goral dalla coda lunga e la lontra eurasiatica.
Basata su testimonianze di disertori, tra cui ex cacciatori e intermediari, la ricerca evidenzia un sistema organizzato che sfrutta la fauna selvatica sia per l’uso interno – come pellicce o medicinali tradizionali – sia per l’esportazione, soprattutto verso la Cina. Quest’ultima, principale acquirente, è esortata dagli autori a rafforzare i controlli e ad agire diplomaticamente per fermare il commercio.
Joshua Elves-Powell, autore principale dello studio, sottolinea come la crisi economica nordcoreana alimenti la caccia, con gravi conseguenze per la biodiversità regionale. Lo studio richiama l’urgenza di interventi internazionali per fermare un traffico che minaccia ecosistemi già fragili e viola trattati globali come la CITES.
