Il blackout che ha paralizzato la Penisola Iberica nei giorni scorsi ha acceso un dibattito acceso, ma necessario, sull’attuale modello di transizione energetica in Europa. In un contesto in cui la decarbonizzazione è una priorità imprescindibile, l’episodio spagnolo solleva interrogativi cruciali: può un sistema elettrico affidarsi quasi esclusivamente alle fonti rinnovabili senza compromettere sicurezza, affidabilità e continuità dell’erogazione?
Secondo Chicco Testa, presidente di Assoambiente e voce autorevole nel panorama energetico italiano, la risposta è tutt’altro che scontata. L’interruzione di corrente che ha colpito milioni di utenti spagnoli non sarebbe da attribuire, come alcuni ipotizzano, a condizioni atmosferiche eccezionali o a anomalie climatiche. Al contrario, Testa definisce “fantasiosa” l’idea che vibrazioni atmosferiche legate al cambiamento climatico siano state la causa primaria del disservizio. “Le temperature erano perfettamente in linea con quelle tipiche di una giornata primaverile,” afferma, sottolineando invece le fragilità strutturali di un sistema energetico “sbilanciato in modo eccessivo sulle rinnovabili”.
Intermittenza e contemporaneità: il tallone d’Achille delle rinnovabili?
Il cuore del problema – spiega Testa – risiede nella natura stessa dell’energia rinnovabile. Le fonti come il solare e l’eolico, per quanto virtuose dal punto di vista ambientale, soffrono di due limiti intrinseci: l’intermittenza e la contemporaneità della produzione.

La prima riguarda l’impossibilità di produrre energia in modo costante e prevedibile: se non c’è sole o vento, l’energia semplicemente non viene generata. La seconda, spesso trascurata nel dibattito pubblico, è forse ancora più critica: quando il sole splende o il vento soffia, tutti gli impianti producono contemporaneamente, saturando la rete in assenza di una domanda adeguata e rendendo difficile bilanciare produzione e consumo in tempo reale.
“Per mantenere la stabilità della rete, è essenziale che l’offerta segua la domanda, istante per istante,” ricorda Testa. Questo equilibrio oggi viene garantito grazie alle smart grid e a impianti di generazione modulabile, spesso alimentati da fonti fossili, che entrano in funzione per compensare i vuoti lasciati dalle rinnovabili. Tuttavia, affidarsi in maniera esclusiva a queste ultime renderebbe il sistema estremamente vulnerabile.
Una soglia di sicurezza: il 60% di penetrazione verde
Per evitare situazioni critiche come quella spagnola, Testa propone una soglia di penetrazione delle rinnovabili intorno al 60%, definendola un livello “alto ma gestibile”. Questo permetterebbe di sfruttare i benefici ambientali dell’energia pulita senza però compromettere l’affidabilità del sistema elettrico nazionale.
In altre parole, l’obiettivo non deve essere quello di abbandonare le fonti rinnovabili, ma di integrarle in modo intelligente, riconoscendone i limiti e adottando strumenti tecnologici e normativi capaci di compensarli.
Il caso degli impianti fotovoltaici clandestini
Un ulteriore elemento di preoccupazione, emerso dalle indagini post-blackout, riguarda la presenza di impianti fotovoltaici non registrati. Secondo diverse fonti, molti operatori avrebbero installato pannelli solari in modo irregolare, spesso per evitare la tassazione. Questo fenomeno, oltre a rappresentare un’evasione fiscale, compromette la mappatura reale della produzione energetica, ostacolando la pianificazione e la gestione della rete.
“Non sapere quanta energia si immette realmente in rete significa navigare a vista in un sistema che invece richiede precisione assoluta,” avverte Testa. Il sospetto è che questa produzione “invisibile” possa aver contribuito in modo significativo all’instabilità del sistema iberico.
Un’occasione per riflettere
Il blackout in Spagna deve essere letto come un campanello d’allarme, non come una condanna delle energie rinnovabili. L’innovazione tecnologica, l’accumulo energetico e le reti intelligenti offrono strumenti concreti per superare molte delle criticità attuali. Tuttavia, ignorare i rischi dell’intermittenza e della contemporaneità, così come l’assenza di regolamentazione e controllo, potrebbe trasformare la transizione energetica da opportunità a minaccia.
L’obiettivo, oggi più che mai, deve essere l’equilibrio tra sostenibilità e sicurezza energetica. Solo attraverso una pianificazione oculata, trasparente e supportata da una governance solida sarà possibile costruire un sistema davvero resiliente, in grado di affrontare il futuro senza blackout.