Il colore degli oceani primordiali svela un segreto: l’anticipazione inquietante sul futuro

Durante l’Eone Archeano (tra 4 e 2,5 miliardi di anni fa), gli oceani erano ricchi di idrossido di ferro, una sostanza che assorbe la luce blu

Non è un segreto che il nostro pianeta abbia subito profondi cambiamenti nel corso dei millenni. Ma una recente scoperta scientifica riporta la nostra attenzione su un dettaglio tanto affascinante quanto poco noto: la Terra, un tempo, era ricoperta da oceani… verdi. Secondo uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Nagoya, in Giappone, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Ecology and Evolution, i mari primordiali non erano del blu profondo che conosciamo oggi, bensì di un colore verde, dovuto a un mix di fattori chimici e biologici risalenti a miliardi di anni fa.

I protagonisti di questa storia sono i cianobatteri, microrganismi che circa 2,4 miliardi di anni fa hanno dato il via alla fotosintesi ossigenica, un processo fondamentale per l’evoluzione della vita sulla Terra. Questi batteri utilizzano la luce solare per produrre ossigeno, contribuendo al cosiddetto Grande Evento Ossidativo, che ha permesso lo sviluppo di forme di vita complesse. A differenza delle piante moderne, i cianobatteri antichi non si affidavano solo alla clorofilla, ma anche a pigmenti chiamati ficobiline, capaci di assorbire la luce rossa e verde grazie a strutture specializzate chiamate ficobilisomi.

Il ruolo del ferro negli oceani verdi

Durante l’Eone Archeano (tra 4 e 2,5 miliardi di anni fa), gli oceani erano ricchi di idrossido di ferro, una sostanza che assorbe la luce blu. Poiché l’acqua assorbe la luce rossa, la luce residua disponibile nelle profondità marine era prevalentemente verde. Questo spettro luminoso avrebbe favorito l’evoluzione di pigmenti fotosintetici capaci di sfruttare al meglio questa luce verde. Simulazioni condotte dal team giapponese hanno confermato che le condizioni marine dell’epoca corrispondevano perfettamente allo spettro assorbito dai pigmenti dei cianobatteri. Gli esperimenti in laboratorio hanno mostrato che i cianobatteri dotati di pigmenti adatti a quelle condizioni crescevano molto più rapidamente, suggerendo una chiara selezione naturale.

Le prove sul campo: gli oceani del passato… e del futuro

Per rafforzare i risultati, gli scienziati hanno studiato anche ambienti odierni simili a quelli antichi, come le acque ricche di ferro intorno all’isola giapponese di Satsunan-Iwo. A una profondità di circa 5,5 metri, la luce disponibile ha uno spettro verde simile a quello degli oceani antichi. Ma c’è di più: secondo uno studio del MIT del 2019, entro il 2099 la metà degli oceani terrestri potrebbe tornare verde a causa del riscaldamento globale, che favorisce la proliferazione del fitoplancton. Un’ulteriore ricerca del 2023 ha confermato che negli ultimi vent’anni il 56% degli oceani ha già mostrato un viraggio verso il verde.

Una Terra blu-verde?

Oggi la Terra appare blu vista dallo spazio a causa del fenomeno della diffusione Rayleigh, che fa sì che la luce blu venga dispersa nell’atmosfera. Ma in passato, combinando la luce verde riflessa dagli oceani con quella blu dell’atmosfera, la Terra potrebbe essere apparsa blu-verde, piuttosto che dell’intenso blu attuale. Infine, gli studiosi ipotizzano che in ere passate gli oceani coprissero una porzione ancora maggiore della superficie terrestre, rendendo il colore marino ancora più predominante nel paesaggio planetario.

Questa ricerca non solo rivoluziona la nostra percezione del passato del nostro pianeta, ma offre anche un’anticipazione inquietante del suo futuro. Se la tendenza al cambiamento cromatico degli oceani continuerà, non sarà solo un fatto estetico: potrebbe essere il segnale visibile di un profondo mutamento ecologico già in atto.